🔎 Che cos’è la psicosessuologia?
La psicosessuologia è una disciplina interdisciplinare che unisce la psicologia e la sessuologia. Sebbene la sessualità rivesta un ruolo fondamentale nella vita umana, sono ancora pochi gli specialisti che si occupano di questo ambito. La sessualità è molto più di una funzione fisica: è lo specchio del nostro stato psicologico e del nostro sviluppo emotivo.
“La sessualità matura è una fonte di benessere psicologico, mentre una sessualità disfunzionale può essere la causa di profondi problemi psicologici..”
🔬 Dove si applica la psicosessualità?
- Nella psicologia clinica – per il trattamento delle disfunzioni sessuali
- Nella psicologia forense – valutazione e trattamento dei delinquenti sessuali
- Nel counseling delle vittime di violenza sessuale
- Nella psicodiagnostica delle esperienze sessuali traumatiche
🧩 Problemi psicosessuali
I problemi sessuali spesso non sono isolati – riflettono conflitti emotivi e cognitivi più ampi:
- Difficoltà nel raggiungimento della soddisfazione sessuale
- Evitamento dell’intimità
- Relazioni di coppia disfunzionali
- Traumi infantili non elaborati
🌗 Il lato oscuro della sessualità
La sessualità può essere un motore di salute e di vicinanza, ma anche una fonte di dolore:
- Distruttiva, quando assume la forma di dipendenza, ossessione o controllo
- Trascurata, nelle comunità in cui l’educazione sessuale non esiste
- Tabuizzata, il che conduce alla repressione e alla formazione di sentimenti di colpa
I reati sessuali, i traumi repressi e la mancanza di comprensione della propria sessualità possono condurre a gravi conseguenze psicologiche, sia per l’individuo sia per le sue relazioni.
La psicologia della sessualità è certamente uno degli ambiti più interessanti di cui si occupa un numero molto ristretto di specialisti, motivo per cui questo tema inesauribile del funzionamento umano riveste un’importanza eccezionale per un adeguato benessere psicologico. La psicosessualità è quindi una combinazione di due discipline: la psicologia e la sessologia (come sottodisciplina medica), e pertanto rientra parzialmente nell’ambito della psicologia clinica.
Un aspetto in cui la psicosessualità e la psicopatologia forense si intersecano sono i reati sessuali e i loro autori (più frequentemente) o autrici (più raramente), nonché il trattamento e il supporto alle vittime di tali reati sessuali, e anche il trattamento degli stessi autori, con i quali la società deve necessariamente intervenire. Tuttavia, il numero delle vittime è sempre significativamente superiore a quello ufficialmente registrato, così come il numero dei perpetratori, poiché le vittime si decidono con grande difficoltà a denunciare i reati sessuali, in quanto il sistema giuridico le tutela in misura insufficiente. Fortunatamente, la psicosessualità non è così oscura come nei casi dei reati sessuali, ma, se accettata, è fortemente positiva e vitale; tuttavia, può diventare distruttiva quando vi è un eccesso nella sessualità, e anche nel contesto delle funzioni sessuali possono manifestarsi le disfunzioni sessuali, che costituiscono l’oggetto della psicosessualità in relazione alla psicopatologia della vita quotidiana.
La sessualità umana è forse l’ambito più complesso dell’esistenza umana, un ambito che coinvolge tuttavia quasi tutti i membri della specie umana, in modo diretto o indiretto. Il sesso segna l’inizio della nostra vita, ma una caratteristica specifica esclusivamente della sessualità umana (e non di quella animale) non è solo la riproduzione, bensì anche il piacere che ne deriva. In alcuni individui o gruppi, il piacere si trasforma in dissolutezza, con conseguente insorgenza di disfunzionalità sessuali nella vita intima. La sessualità autentica e matura si manifesta generalmente solo dopo il venticinquesimo anno di vita; tuttavia, questo processo è individuale e, in alcune persone, la maturità sessuale non viene raggiunta nemmeno negli anni trenta, o addirittura quaranta. La sessualità può attraversare fasi di ascesa e declino ed è strettamente connessa alla vita psichica. Quando gli adulti sono soddisfatti sul piano sessuale, riescono a risolvere con maggiore facilità anche gli altri problemi della vita. Tuttavia, in alcune persone, i problemi sessuali non rappresentano le uniche difficoltà presenti, ma possono anche fungere da mezzo di alleviamento dello stress quotidiano. D’altra parte , i problemi psichici accumulati di solito peggiorano la vita sessuale tra i partner
Numerosi sono i problemi sessuali per i quali le persone possono rivolgersi a uno psicologo; quelli che si manifestano nelle donne sono legati all’esperienza dell’orgasmo o al vaginismo. Quest’ultimo può rappresentare un problema anche per i partner, mentre il primo è molto diffuso nella nostra società conservatrice, nella quale le ragazze non praticano la masturbazione.
Molto spesso alle ragazze cresciute in ambienti religiosi tradizionali viene consigliato di non masturbarsi. Indipendentemente dalle convinzioni religiose, ogni ragazza che legga questo testo, qualora non lo avesse già fatto, dovrebbe farlo, così come dovrebbe farlo ogni giovane uomo; tuttavia, i ragazzi di solito lo fanno per inerzia, mentre alle ragazze ciò viene vietato. Questo parla in modo sufficientemente chiaro dei doppi standard esistenti nella sessualità femminile e maschile
Gli uomini si rivolgono allo psicologo a causa di problemi legati alla fiducia in sé stessi durante i rapporti sessuali, all’ossessione per le dimensioni o la forma dei genitali, problematiche che possono essere presenti anche nelle donne.
Infatti, alcune donne sviluppano occasionalmente un’avversione verso i propri genitali, poiché questi vengono spesso associati all’idea che i genitali siano una “parte vergognosa” del corpo, con la conseguenza che alle bambine viene insegnato a “vergognarsene”. In alcune religioni, le donne sono considerate “impure” durante il periodo mestruale, come se la mestruazione non fosse un evento del tutto naturale, “dato da Dio” (ossia dalla natura).
D’altra parte, esistono uomini che provano piacere nell’avere rapporti sessuali con una donna durante il ciclo mestruale; tuttavia, ciò può talvolta rappresentare un problema nella relazione di coppia, soprattutto se tale esperienza non è condivisa anche dalla donna.
Nelle coppie, i problemi sessuali si manifestano generalmente a causa della mancata conoscenza o dell’impossibilità, ovvero dell’incapacità, di comunicare al partner alcune preferenze sessuali. La parte sessualmente ricettiva della coppia affettiva o sessuale può pensare che la comunicazione delle proprie preferenze sessuali possa provocare una sorta di disgusto nel partner inseritivo, motivo per cui tali preferenze non vengono espresse, mentre il partner, proprio riguardo a questo aspetto, può ritenere che si tratti di un comportamento sessuale desiderabile.
Nel counseling psicosessuologico, la sessualità della persona viene esaminata in modo dettagliato, e la valutazione della sessualità è solitamente parte integrante della valutazione psicodiagnostica clinica generale, così come della valutazione psicodiagnostica forense-clinica.. La sessualità viene analizzata fin dall’infanzia, al fine di accertare che non si siano verificate esperienze di trauma sessuale durante l’infanzia, poiché, quasi come regola, i traumi sessuali infantili, se non adeguatamente elaborati attraverso un trattamento psicoterapeutico, in età adulta rappresentano un vero e proprio crollo sessuale della personalità e possono condurre la persona a comportamenti altamente distruttivi nei confronti di sé stessa.
Quando un’esperienza sessualmente traumatizzante dell’infanzia viene riattivata in età adulta, la sessualità assume caratteristiche “infantili” e si sviluppano attività sessuali disturbate.
Così, ad esempio, nei soggetti con disturbi pedofilici (efebofilia – attrazione sessuale verso pubescenti più grandi, ovvero adolescenti precoci fino ai 17/18 anni), molto spesso si riscontrano esperienze di abuso sessuale nell’infanzia, e tali esperienze sono frequentemente legate proprio all’età che essi sessualmente preferiscono nei confronti dei bambini (i pedofili possono eccitarsi sessualmente verso bambini di età diverse, il che può essere collegato all’età in cui si è verificato il comportamento sessualmente abusante durante l’infanzia).
Molti adolescenti non sono psicossessualmente “maturi”, ovvero “adulti”, tanto da non si può ritenere che il loro livello di maturità psicossessuale sia equivalente al livello della loro maturità cognitiva. Lo sviluppo fisico può progredire in modo significativo, e con esso anche quello biologico, ossia sessuale, ma ciò non significa che il giovane sia anche psicologicamente, ovvero psicossessualmente, maturo per intraprendere attività sessuali. Così, una giovane persona di 15 anni può apparire come se ne avesse 19, mentre a livello psicossessuale può avere persino 13 anni, vale a dire che la sessualità si trova ancora in una fase infantile del suo sviluppo.
La formazione di una sana identità psicossessuale e di interazioni sessuali sane con gli altri rappresenta la base di una vita sessuale sana e, di conseguenza, anche di una vita psichica sana. La sessualità richiede anche un comportamento responsabile, poiché i comportamenti sessuali a rischio sono associati a conseguenze negative non solo per la salute fisica, ma anche per quella mentale. La sessualità si sviluppa fin dall’inizio della nostra vita e, nei diversi periodi, porta con sé sfide differenti. Le questioni che riguardano le valutazioni psicodiagnostiche dei problemi psicossessuali, così come il counseling psicossessuale, possono essere classificati in diverse aree generali:
Questioni di genere

Le questioni di genere sono cambiate nel corso del tempo e oggi sono diventate temi molto importanti in relazione alla parità dei sessi/generi, ossia tra donne e uomini nella società contemporanea. Le donne sono state a lungo marginalizzate e ancora oggi si trovano in una posizione significativamente più sottomessa rispetto agli uomini per quanto riguarda i diritti umani, a causa della quale si verificano sfruttamento, abuso e altre forme di violenza nei confronti delle donne, come dimostrano in particolare i numerosi omicidi e atti di violenza commessi contro le donne negli ultimi tempi. D’altra parte, esistono anche varie forme di abuso della violenza e, nella pratica, si incontrano situazioni in cui gli uomini subiscono violenza psicologica da parte delle loro partner, alla quale essi rispondono con violenza fisica, facendo sì che la violenza persista nella coppia o nella comunità familiare come il loro modus vivendi.. Le persone si rivolgono spesso per chiedere aiuto a causa di sentimenti di disuguaglianza nel matrimonio, nelle relazioni amorose emotive, nei rapporti di partenariato professionale o nell’ambiente familiare, il che trova le sue basi anche nel concetto stesso di relazione tra due persone, che, quasi come regola, è strutturato secondo il principio per cui una persona assume un ruolo più dominante e l’altra uno più sottomesso.
Di norma, le strutture di personalità non sono compatibili tra loro e, proprio per questo, si verificano disaccordi; tuttavia, attraverso l’instaurarsi di un equilibrio basato sulla conoscenza delle proprie e altrui caratteristiche di personalità e delle aree di maggiore vulnerabilità, si giunge a una più facile presa di decisioni riguardanti lo stress associato alle questioni di genere.
Il concetto delle questioni di genere è oggi notevolmente cambiato e stiamo sempre più accettando concezioni tipiche della cultura occidentale, poiché la storia mostra come le questioni di genere nelle culture orientali siano state fortemente trascurate, e ciò continua tuttora.
Nell’anatomia stessa degli organi sessuali umani, molte strutture genitali sono omologhe, cioè corrispondono tra loro, il che significa che derivano dalle stesse strutture embrionali (ad esempio, il clitoride corrisponde al pene come organo esterno, mentre la differenza consiste nel fatto che gli organi sessuali femminili rimangono maggiormente “interni”, e quelli maschili “esterni”, in virtù della natura della fecondazione, ovvero della possibilità che avvenga il coito e successivamente la riproduzione).
Le ghiandole endocrine sono responsabili della secrezione degli ormoni nel flusso sanguigno, che li trasporta poi verso gli organi bersaglio. Così, le ovaie nelle donne producono estrogeni e progesterone, mentre i testicoli producono androgeni, ormoni legati allo sviluppo sessuale maschile, che includono il testosterone, un ormone ampiamente conosciuto e mediaticamente molto promosso. Tuttavia, il testosterone non viene secreto solo nei testicoli, ma anche nelle ovaie delle donne.
Gli ormoni androgeni sono responsabili dello sviluppo dei genitali maschili e dei caratteri sessuali secondari (crescita della barba, voce profonda, ecc.), mentre gli estrogeni controllano lo sviluppo sessuale delle donne, in termini di genitali, ciclo mestruale, alcuni aspetti della gravidanza, ma anche i caratteri sessuali secondari (come, ad esempio, lo sviluppo del seno). Anche gli uomini producono nei testicoli piccole quantità di estrogeni, e le donne nelle ovaie piccole quantità di testosterone; tuttavia, in alcune persone ciò avviene in modo diverso, ossia si verifica una maggiore produzione di ormoni femminili negli uomini e di ormoni maschili nelle donne, e allora si verifica la disforia di genere, che di per sé non è un disturbo, ma può essere associata a numerose questioni legate alla salute mentale. Il principale regolatore di tutti questi processi è una parte del cervello chiamata ipotalamo.
Le questioni di genere si riferiscono principalmente ai ruoli di genere che la società attribuisce culturalmente alle donne e agli uomini, e che si riflettono nella psicologia delle persone attraverso la mascolinità e la femminilità. Si tratta di tratti della personalità che possono riguardare il funzionamento psicologico, e non soltanto quello psicossessuale.
I tratti maschili e femminili nelle persone si sviluppano in modi diversi e con intensità differenti. Talvolta si dice che alcune donne siano “più femminili” di altre o che manifestino comportamenti “mascolini” considerati “culturalmente tipici” del genere maschile; allo stesso modo, si afferma che alcuni uomini siano “più femminili” rispetto ad altri che vengono percepiti come “più virili”, in relazione al loro adattamento ai ruoli di genere assegnati dalla società.
Gli uomini sono biologicamente “più alti, più forti e più aggressivi”, mentre le donne sono neurologicamente più avanzate, maturano più rapidamente e sono biologicamente più resistenti. In senso psicologico, le differenze di genere sono trascurabili e quasi inesistenti; pertanto, nelle differenze di genere culturalmente imposte dalla società si riscontra la presenza di pregiudizi e stereotipi.
La mascolinità e la femminilità (o virilità e femminilità) nella società occidentale sono considerate caratteristiche reciprocamente esclusive; tuttavia, la comprensione scientifica attuale sostiene che si tratti di un’unica dimensione di tratti, ai cui estremi si collocano, da un lato, la mascolinità e, dall’altro, la femminilità, e che le persone possano essere più o meno “androgine”, nel senso di possedere un livello inferiore di androgenia (quando sono prevalentemente più mascoline o più femminili) oppure un elevato livello di androgenia (quando possiedono un alto livello sia di mascolinità sia di femminilità).
È opinione diffusa che la mascolinità si rifletta in caratteristiche quali: forza, mancanza di emotività, assenza di paura, esperienza sessuale e indipendenza finanziaria, mentre i tratti femminili siano associati a: bellezza, dolcezza, empatia, modestia ed emotività. Tuttavia, tali concezioni sono il prodotto di stereotipi sociali e non valgono come regola.
La società si aspetta che il sesso biologico (maschile o femminile) sia in armonia con l’identità di genere e con l’espressione di genere; quando i comportamenti si discostano da tale armonia con l’identità di genere e dai ruoli che la società si aspetta, si verifica un fenomeno definito “transgender” o disforia di genere. Esistono individui che non si identificano nemmeno con la popolazione “transgender”, ma si considerano “queer”, un termine che non ha un’adeguata traduzione nella nostra lingua (la traduzione più frequente di questa parola è “strano” o “eccentrico”, il che, di fatto, per molte persone rappresenta proprio ciò che le persone che si identificano come “queer” sono all’interno della comunità, e ciò può creare in loro stessi determinati problemi psicologici).
Le persone che non sentono di appartenere al sesso biologico assegnato alla nascita attraversano un determinato processo di transizione, nel quale la psicoterapia rappresenta un supporto significativo per l’intero percorso, sia per l’individuo che lo vive, sia per i membri della famiglia, che devono imparare ad accettarlo in modo sano.
Come riconoscere che durante lo sviluppo emergono tali questioni? Infatti, la disforia di genere è solitamente riconoscibile già nella prima infanzia, ovvero nel periodo prescolare, quando il bambino inizia a prendere coscienza del proprio “sé”, cioè quando riconosce il proprio sesso, se è un maschio o una femmina; in tali momenti può emergere una diversa percezione, in cui il bambino o la bambina non si sentono tali, ma risultano confusi e non si adattano ai ruoli di genere conformisti. Ciò può rappresentare un indicatore di un orientamento omosessuale che emergerà più tardi nello sviluppo sessuale oppure di una disforia di genere. La società socializza i bambini proponendo loro modelli su come dovrebbero vestirsi, a quali giochi dovrebbero giocare e come dovrebbero comportarsi. Ai bambini maschi viene così insegnato che “dovrebbero praticare sport, vestirsi di blu o di nero e che il comportamento aggressivo è positivamente rinforzato”, mentre alle bambine viene insegnato che “dovrebbero giocare con le bambole, vestirsi di rosso o di rosa, non comportarsi in modo aggressivo ed essere educate”.
Se un bambino gioca con le bambole o indossa abiti rosa, può essere esposto al ridicolo da parte dei coetanei, così come una bambina che gioca a calcio con i maschi o partecipa ad attività considerate tipicamente maschili. Nel periodo adolescenziale dello sviluppo vengono sperimentati i ruoli di genere e gli atteggiamenti ad essi associati. In età adulta, l’identità di genere si forma sulla base dei successi professionali e della vita familiare e/o affettiva.
I movimenti femminili hanno contribuito al fatto che oggi le donne lavorino sempre di più e raggiungano maggiori successi professionali rispetto al passato; tuttavia, ciò crea ulteriori pressioni sociali e le espone a situazioni di stress, poiché, nonostante l’impegno delle donne, esse continuano a essere meno retribuite, svalutate o oggetto di atteggiamenti negativi quando risultano professionalmente con più successo professionale degli uomini.
Per costruire una società che eviti la stereotipizzazione di genere e incoraggi l’uguaglianza di genere, è necessario modificare il modo di pensare di base di tipo “dicotomico” e la divisione del mondo in due opposti, “bene – male”.
Immagine corporea di sé / immagine del proprio corpo
Il modo in cui percepiamo il nostro corpo contribuisce in larga misura alla nostra soddisfazione personale. Nel processo di sviluppo psicossessuale, durante la giovinezza iniziamo ad abituarci ai cambiamenti che avvengono nel nostro corpo, e questo periodo di transizione dall’infanzia all’età adulta è il più impegnativo.. Tuttavia, la formazione definitiva del corpo non si conclude con la giovinezza, bensì la nostra immagine corporea cambia continuamente, così come il corpo stesso si modifica in determinate circostanze. Lo stile di vita, la cura del corpo e della vita psichica contribuiscono anch’essi all’immagine corporea di sé.
In senso sessuale, una delle reazioni riguarda il modo in cui percepiamo i nostri genitali, ossia i caratteri sessuali primari e successivamente quelli secondari. Pertanto, le problematiche degli uomini possono riguardare la disfunzione erettile oppure le dimensioni o la forma dei genitali, che possono essere vissute come inadeguate. Le questioni delle donne possono riferirsi maggiormente al modo in cui esse percepiscono i propri genitali.
Ciò per cui le coppie o i singoli si rivolgono alla valutazione psicologica e al counseling per chiedere aiuto riguarda questioni legate a specifiche attività sessuali che le coppie praticano nelle loro relazioni intime. Talvolta le domande possono ridursi anche al fatto se i partner pratichino tra loro il sesso orale. Nella pratica si osserva che gli uomini praticano meno sesso orale nei confronti delle donne rispetto a quanto richiedano alle donne di praticarlo su di loro.
Inoltre, talvolta gli uomini ritengono che le loro mogli non dovrebbero praticare il sesso orale, poiché sono le “madri dei loro figli”, e pertanto praticano questo tipo di attività sessuali con prostitute o amanti. Alcune donne possono provare vergogna nei confronti dei propri genitali, della loro forma o del loro odore, oppure essere semplicemente “imbarazzate” a causa dell’educazione ricevuta, motivo per cui non permettono al partner di praticare loro il sesso orale, anche se ne trarrebbero piacere.
Il sesso orale dovrebbe far parte dell’attività sessuale nell’ambito dei preliminari e, talvolta, la stessa attività sessuale orale può condurre i partner all’orgasmo. Un esempio pratico è la cosiddetta “posizione 69”, nella quale i partner praticano reciprocamente il sesso orale.
I giovani uomini, a causa della visione di pornografia o del confronto dei propri genitali, così come a causa di numerose pubblicità che suggeriscono l’“aumento del pene”, possono sviluppare il cosiddetto “complesso del pene piccolo”, una problematica che può portare a numerose altre difficoltà nel funzionamento psichico e favorire lo sviluppo di una bassa autostima, di un umore depressivo, dell’evitamento dei contatti sessuali e di altri problemi. È un dato di fatto che le preferenze riguardo alle dimensioni degli organi sessuali siano diverse e dipendano dalla persona; ciò dipende in larga misura anche dall’anatomia degli stessi organi sessuali e dall’elasticità dei muscoli della vagina e/o dell’orifizio anale, qualora venga praticato il sesso anale.
L’immagine del sé corporeo non si riferisce esclusivamente ai genitali, ma anche ad altri caratteri sessuali secondari. Così, ragazze e donne tendono a prestare attenzione ad avere il minor numero possibile di “caratteristiche maschili”, come la presenza di peli in determinate parti del corpo, mentre gli uomini cercano di avere il minor numero possibile di “caratteristiche femminili” e possono essere preoccupati dal fatto che il loro “petto” sia più grande di quanto dovrebbe essere.
Gli uomini tendono a cercare un aspetto più maschile attraverso l’espressione della massa muscolare, della peluria, ma anche attraverso aspetti comportamentali, quali l’energia, la dominanza e la conduzione dell’atto sessuale, mentre le donne lo fanno in modi diversi, adottando un approccio più “sottomesso” all’attività sessuale stessa; tuttavia, anche questi sono stereotipi ed esistono variazioni e differenze individuali.
L’immagine corporea è particolarmente importante nei giovani, fase in cui possono svilupparsi diversi disturbi dell’alimentazione; tale immagine può protrarsi anche nell’età adulta, e gli stessi disturbi alimentari possono essere caratteristici anche degli individui adulti. Alcune donne modificano il proprio corpo a seguito dei cambiamenti ormonali che si verificano durante la gravidanza e devono adattarsi al nuovo aspetto fisico. Nelle donne si sviluppano in particolare complessi legati al peso corporeo, ovvero all’obesità, che può condurre a numerosi altri problemi di salute, non solo psicologici. L’obesità negli uomini può inoltre portare allo sviluppo di problemi cardiovascolari e, conseguentemente, a difficoltà legate alla disfunzione erettile, con un conseguente peggioramento della performance sessuale, che conduce a una diminuzione dell’autostima e, a sua volta, allo sviluppo di stati depressivi e ansiosi.
Amore e intimità
L’amore e la capacità di creare relazioni amorose, premurose e intime con gli altri sono di grande importanza per il nostro benessere psicofisico. Nel corso della vita ci innamoriamo, smettiamo di essere innamorati e ci innamoriamo di nuovo, oppure pensiamo di non poterci mai più innamorare dopo una relazione o un matrimonio falliti.
Pertanto, tutti siamo alla ricerca dell’amore, cercando di comprendere perché ci piacciono determinate persone e perché siamo attratti da persone che per noi sono “sbagliate”, ed è proprio in questo che risiede il carattere misterioso dell’amore. L’amore romantico è accompagnato da sentimenti di eccitazione e ansia, desiderio sessuale, attrazione fisica e pressioni o stress sociali, soprattutto quando tale amore è “proibito”.
Nella nostra società molto spesso ai giovani appartenenti a diverse “gruppi etnici” viene “vietato” di innamorarsi gli uni degli altri, come se il cervello e il cuore riconoscessero l’appartenenza etnica. Nei nostri sistemi organici siamo tutti uguali e tutti possediamo “sia un cervello sia un cuore”; è solo la società ad aver stabilito diverse “appartenenze”. In alcune culture l’amore è vietato a causa del colore della pelle, mentre altrove anche a causa dello status finanziario.
Così, spesso si consiglia ai discendenti di famiglie aristocratiche e benestanti di non innamorarsi o di non intraprendere relazioni con persone provenienti da comunità più povere. Persino nella nostra cultura esistono pochissime comunità miste tra appartenenti alla popolazione “non rom” e “rom”, ad esempio; pertanto, anche nella nostra società esistono divieti basati sul “colore della pelle”, ovvero stereotipi e pregiudizi. Di conseguenza, i giovani incontrano molto spesso difficoltà perché le loro famiglie non li accettano a causa del loro innamoramento reciproco, sebbene alla base di tali “divieti” vi siano altri motivi, come esperienze negative del passato, valori tradizionali e numerosi altri fattori culturali. Ciò dimostra che la cultura in cui viviamo influisce profondamente sull’amore.
Un numero significativo di persone sceglie di conformarsi alle norme culturali e di vivere vite amorose infelici, spesso esponendo sé stesse e le proprie famiglie a situazioni rischiose e pericolose.
Durante l’innamoramento si manifesta inizialmente la tendenza a idealizzare il/la partner, e gli errori che si verificano in questa nuova gioia di vita legata al legame emotivo e sessuale vengono ignorati. In questa fase l’amore fiorisce e, se è reciproco, tende a proseguire. Tuttavia, accade spesso che uno dei partner, per diversi motivi, “si raffreddi”, i rapporti sessuali diventino meno frequenti e la relazione assuma allora una nuova dimensione che deve essere accettata, soprattutto quando è coinvolta la famiglia; ciò che i partner spesso non riescono a fare, portando alla disgregazione di ogni aspetto della relazione, esclusivamente a causa di una risposta inadeguata all’aspetto sessuale del rapporto.
L’amore sessuale, soprattutto all’inizio, molto spesso si trasforma in una vera relazione “di coppia”, ovvero “condivisa”, caratterizzata da stati di connessione emotiva e di intimità mentale ed emotiva con l’altra persona, oltre a quella fisica che è dominante nelle fasi iniziali. Alcune persone sono più felici in amore rispetto ad altre, così come avviene anche in altri ambiti della vita (alcuni sono più sani, altri più belli, altri più intelligenti, altri più ricchi).
Nell’amore romantico (così come questa “intima amore erotica” viene definita nella letteratura specialistica, e che non deve necessariamente essere “romanticamente stereotipata”, con candele e passeggiate al tramonto), si individuano elementi di passione /l’aspetto fisico dell’amore che si attiva per primo all’inizio dell’innamoramento/, di intimità /connessione, unione e vicinanza, che rappresentano già l’aspetto psicologico dell’amore/ e di dedizione /un’ulteriore dimensione psicologica dell’amore che riguarda l’impegno a lungo termine e la capacità di rinuncia necessaria a mantenere la relazione/.
L’amore e la capacità di amare e di vivere l’intimità si sviluppano attraverso le diverse fasi del nostro sviluppo. Nell’infanzia si formano innanzitutto i legami con i nostri genitori o con coloro che si prendono cura di noi (tutori, genitori adottivi). Qualora l’amore nei primi anni di vita, quindi nell’infanzia, non venga ricambiato, ciò costituisce una base per lo sviluppo di difficoltà psicologiche nella creazione di legami emotivi e intimi nell’età adulta.
Durante la giovinezza ci separiamo dai genitori e sperimentiamo le modalità attraverso cui gli adulti amano. A seconda dei nostri stili emotivi di attaccamento sviluppati nell’infanzia, si formano gli stili di attaccamento nell’età adulta, che spesso possono creare problemi nelle relazioni di coppia e familiari. Proprio i diversi stili emotivi sono alla base dei divorzi e della disgregazione delle unioni coniugali e familiari.
La formazione e il mantenimento di relazioni intime nell’età adulta rappresentano un compito fondamentale, poiché, quando non siamo adeguatamente preparati a ciò, possiamo soffrire di determinati disturbi psicologici. La vita può diventare disperata, priva di senso, “come se non portasse a nulla”, il che riflette un’insoddisfazione verso sé stessi legata a fattori esterni o interni; tale atteggiamento necessita quindi di essere modificato attraverso un supporto psicologico.
Con l’ingresso nella tarda età adulta e nella vecchiaia, la passione diventa un fattore meno rilevante nelle relazioni intime, mentre assume maggiore importanza il grado di dedizione nella relazione, ossia quanto l’altra persona è devota a noi e quanto siamo soddisfatti degli altri aspetti della relazione; persone diverse hanno bisogni diversi all’interno della coppia.
L’aspetto sessuale della relazione è particolarmente rilevante nelle fasi iniziali, ed esistono anche relazioni amorose o intime in cui funziona esclusivamente il sesso, mentre altri aspetti non funzionano; tuttavia, più spesso si tratta di relazioni in cui non funziona né l’aspetto sessuale né gli altri aspetti. Quando l’aspetto sessuale funziona, infatti, anche altri problemi psicologici tendono ad essere risolti con maggiore facilità. Al contrario, quando sono presenti numerosi altri problemi, il desiderio sessuale diminuisce, talvolta solo in uno dei partner e non nell’altro; ciò richiede una valutazione e un intervento psicologico adeguati.
I partner che continuano a comunicare tra loro rimangono reciprocamente legati, interessati l’uno all’altro, approfondiscono ulteriormente l’intimità e costruiscono un legame solido e sostenibile. I partner che non comunicano possono sentirsi isolati e insoddisfatti, una condizione che talvolta può protrarsi anche per anni. Sebbene la passione possa attenuarsi con il tempo, l’amore non deve necessariamente diminuire insieme alla passione, poiché nella relazione diventano più importanti altri valori di natura non sessuale.
Molte persone sperimenteranno la perdita di una persona amata in un determinato momento della propria vita. Ciò può generare un profondo senso di tristezza e di perdita. Dopo la fine di una relazione romantica, alcuni partner tendono a incolpare sé stessi, con una conseguente diminuzione dell’autostima e della fiducia negli altri, mentre altri possono sentire il bisogno di iniziare immediatamente una nuova relazione emotiva per compensare la perdita del partner precedente.
La maggior parte delle persone può essere riportata a uno stato di equilibrio con l’aiuto di metodi psicologici e tecniche di counseling, poiché per alcune persone può risultare difficile affrontare lo stress legato alla perdita di una persona amata da sole o persino con il supporto degli amici. La perdita è particolarmente dolorosa quando avviene in modo improvviso o violento (incidente stradale, omicidio, malattia), cioè quando si verifica a causa di qualcosa di inatteso e non precedentemente elaborato o previsto.
Il sesso può rappresentare un’espressione di sensualità e intimità senza il coinvolgimento dell’amore passionale. Le persone possono impegnarsi nell’attività sessuale anche per il puro piacere sessuale, e non esclusivamente per scopi riproduttivi. Il sesso può inoltre essere un modo di esprimere l’amore all’interno di una relazione romantica ed emotivamente legata di natura erotica. Spesso le persone si confondono tra la decisione di essere sessualmente attive e la decisione di amare, motivo per cui è necessario chiarire i sistemi di valori dei partner prima che una relazione sessuale abbia inizio.
L’amore può assumere anche aspetti negativi, e uno degli esempi particolarmente frequenti tra le persone è il problema della gelosia. Questa emozione complessa affligge molte persone nelle loro relazioni; talvolta può avere una sua giustificazione, ma molto spesso non ne ha. In una relazione emotiva sana non c’è spazio per la gelosia, poiché con il tempo essa può trasformarsi in una condizione delirante sviluppare idee di persecuzione, il che rappresenta già seri problemi psicologici. Alcune persone mostrano una dipendenza dall’amore, in particolare coloro che presentano un Disturbo Dipendente di Personalità. In tal modo, le persone entrano quasi in maniera distruttiva da una “relazione amorosa” all’altra. Alcune persone possono utilizzare l’amore come mezzo per manipolare gli altri o per esercitare controllo su di essi. La possessività indica generalmente l’esistenza di problemi legati all’autostima e ai limiti personali e può condurre a comportamenti definiti come “stalking”.
Sessualità infantile

La sessualità infantile è talvolta un motivo per cui i genitori si rivolgono a chiedere aiuto. I bambini in età prescolare manifestano determinati comportamenti sessualizzati, che i genitori possono interpretare come “strani”. I bambini possono “imitare” il rapporto sessuale con oggetti dell’ambiente circostante, le bambine possono strofinarsi contro parti del mobilio per ottenere una certa forma di stimolazione, e sia i bambini sia le bambine possono talvolta spogliarsi in modo inappropriato o mostrare i genitali agli ospiti, mettendo così i genitori in situazioni “imbarazzanti”.
Tuttavia, si tratta di fasi transitorie dell’infanzia, che dal punto di vista psicoanalitico possono indicare una sessualità come tratto di personalità più espresso nelle fasi successive dello sviluppo, cioè nell’adolescenza e nell’età adulta; pertanto, i genitori dovrebbero prestare attenzione a tali comportamenti dei bambini, ma non punirli in modo inappropriato. La punizione dei comportamenti sessualizzati nei bambini conduce allo sviluppo di disturbi parafilici nell’età adulta (poiché la “punizione” viene associata all’“espressione della sessualità”). In alcuni casi, i comportamenti sessualizzati dei bambini possono indicare anche determinate esperienze sessuali con altri bambini o con adulti. Con i bambini è necessario parlare apertamente di sessualità; tuttavia, poiché per i genitori ciò è spesso motivo di imbarazzo, anche perché nelle loro famiglie di origine non se ne parlava, essi possono per questo motivo ricorrere a un aiuto professionale (ad esempio psicologico).
Inoltre, i bambini sono sempre più spesso vittime di abusi sessuali, che nella legislazione penale vengono definiti come “atti osceni” o “rapporto sessuale”, termini che in realtà si riferiscono a qualsiasi attività sessuale esercitata con un bambino quando esiste una grande sproporzione di età tra il minore e l’autore del reato. In alcuni casi non è nemmeno possibile parlare di una semplice differenza di età, poiché può accadere che un fratello di 15 anni abusi sessualmente della propria sorella di 10 anni, dando origine a una relazione patologica.
Le relazioni patologiche nelle famiglie sessualmente incestuose rappresentano gli eventi più tragici, e tali famiglie sono di norma estremamente chiuse e oscurate. Tutti i membri della famiglia vengono colpiti dalla relazione incestuosa tra genitore e figlio o da altre forme di incesto (ad esempio tra fratelli e sorelle). Le vittime di abusi incestuosi rimangono molto spesso nascoste all’opinione pubblica e agli esperti, poiché le famiglie le tengono segregate, e gli abusatori non vengono portati davanti alla giustizia.
È necessario promuovere nelle scuole il dialogo sulla sessualità con bambini e giovani al fine di prevenire tali crimini. È errata l’ipotesi secondo cui i giovani inizierebbero più precocemente i rapporti sessuali se venissero educati alla sessualità. Si tratta di slogan delle istituzioni religiose che non hanno alcun fondamento scientifico. L’educazione dei bambini alla sessualità (in modo appropriato alla loro età e in base alle capacità cognitive e allo sviluppo mentale necessari per comprendere concetti scientifici) può soltanto contribuire a fare in modo che, qualora i bambini si trovino in situazioni di pericolo sessuale o diventino vittime di abuso, possano denunciarlo immediatamente, contribuendo così a salvare la vita di alcuni bambini.
Oltre la metà dei bambini si coinvolge in alcune forme di attività sessuale prima dell’età adolescenziale. I bambini possono raggiungere l’erezione, così come nelle bambine è presente la lubrificazione vaginale. Nei bambini la questione più importante è quella dell’identità di genere, che si sviluppa entro il terzo anno di vita, ma a partire da tale età acquisisce una sua stabilità, cioè il bambino comprende che il proprio sesso, ovvero genere, non cambierà nel corso della vita, salvo nei casi di disforia di genere. I bambini in età prescolare spesso giocano assumendo diversi ruoli degli adulti, imitando comportamenti amorosi e sessuali degli adulti (soprattutto se ne sono stati testimoni in qualche occasione, anche se gli adulti non ne sono necessariamente consapevoli, poiché talvolta i bambini “sbirciano” ciò che gli adulti fanno, quando questi credono di non essere osservati). In questa fase i bambini imparano che i genitali sono parti private del corpo e che non devono essere mostrati in pubblico.
Ai bambini maschi viene spesso insegnato qualcosa sul pene, mentre alle bambine viene più raramente insegnato qualcosa sul clitoride o sulle parti genitali (probabilmente a causa della natura, ovvero dell’anatomia, dei genitali maschili e femminili, che sono “visibili” nei maschi e “meno visibili” nelle femmine).
L’età scolare dei bambini, compresa tra i sei e i dodici anni, è per lo più sessualmente “latente”, e i bambini mostrano un minore interesse per il proprio corpo e per le attività e i giochi sessuali rispetto a quanto accadeva in età prescolare, poiché durante quel periodo hanno appreso sul corpo più di quanto apprenderanno in seguito. Alcuni bambini in età scolare sperimentano anche alcuni segni della pubertà.
Sempre più spesso le bambine iniziano il ciclo mestruale in età precoce (talvolta già a nove o dieci anni), il che rappresenta una maturazione sessuale precoce e molto spesso comporta determinati rischi e pericoli nello sviluppo sessuale delle bambine. Lo sviluppo sessuale precoce delle bambine può essere un segnale di cambiamenti patologici nell’organismo o nel sistema familiare stesso ed è molto spesso collegato anche a fattori genetici (ad esempio, le madri di bambine che iniziano precocemente la menstruazione hanno spesso avuto anch’esse un menarca precoce).
I bambini maschi, di norma, sono in ritardo nello sviluppo sessuale e mentale rispetto alle bambine durante l’infanzia e la pubertà; pertanto, poiché sono sessualmente inattivi, non possono compiere alcun tipo di atto sessuale, ma possono diventare vittime di predatori sessuali e pedofili, così come può accadere anche alle bambine.
I comportamenti di genere non conformi nei bambini possono rappresentare un problema sia per i bambini sia per i genitori e talvolta portare a determinate difficoltà familiari. In particolare, il bambino non si comporta in conformità con il sesso biologico, mentre i genitori cercano di adeguarsi alle norme culturali e sociali e si relazionano al bambino nello stesso modo in cui lo fa la società, tentando di “correggere” tale vissuto del bambino, il che può causare gravi problemi psicologici al minore.
Il bambino può persino adattarsi apparentemente alle norme sociali, ma ciò può durare solo fino alla pubertà e all’adolescenza, quando i cambiamenti diventano più intensi e visibili e quando anche la consapevolezza della propria sessualità diventa più forte. La pressione dei pari può essere anch’essa molto intensa e rappresentare un problema nell’adattamento del bambino, soprattutto se il bambino non riesce a conformarsi alle richieste e alle pressioni del gruppo dei coetanei.
Questo rappresenta un problema particolarmente rilevante nello sviluppo dei bambini maschi che mostrano caratteristiche femminili, poiché altri bambini maschi tendono ad essere più violenti nei loro confronti; è infatti più frequente il bullismo tra pari verso i ragazzi che manifestano modelli di comportamento di genere non conformi, poiché appaiono “strani” agli occhi dei coetanei. Le bambine che mostrano comportamenti di genere non conformi tendono ad adattarsi più facilmente, poiché vengono accettate dai maschi, che nei loro confronti assumono un atteggiamento protettivo piuttosto che violento, anche se possono essere rifiutate dalle altre bambine.
Le bambine accettano più facilmente l’amicizia con bambini maschi non conformi dal punto di vista di genere che mostrano caratteristiche femminili, poiché li percepiscono come conformi al proprio genere, considerandoli quindi “come se fossero bambine”. I genitori possono avere un atteggiamento negativo nei confronti di questi comportamenti di genere non conformi e punire il bambino per tali manifestazioni, sebbene siano proprio i genitori, attraverso la loro combinazione genetica e le proprie caratteristiche psicologiche, ad avervi contribuito. È pertanto importante tenere presente che è errato colpevolizzare il bambino per qualsiasi modello di comportamento “non conforme”, poiché tali modelli non possono derivare esclusivamente dall’apprendimento, ma anche dall’eredità biologica proveniente dai genitori.
Sessualità adolescenziale

La sessualità adolescenziale o giovanile rappresenta il periodo più problematico dello sviluppo psicossessuale, poiché in questa fase si forma l’identità psicossessuale, che con ogni probabilità rimarrà tale fino alla fine della vita oppure subirà solo lievi modifiche in singoli aspetti attraverso l’esperienza, pur restando sostanzialmente uguale all’identità psicossessuale che verrà vissuta nel corso della vita adulta. Si verifica una fioritura della sessualità in senso biologico, si manifestano numerosi cambiamenti sessuali primari e secondari e, oltre all’attività solitaria (masturbazione), inizia a emergere anche il desiderio di rapporti sessuali interattivi.
I giovani sono pronti a sperimentare e presentano un’intensità molto elevata dell’eccitazione sessuale, che raggiungerà il suo apice nella giovane età adulta e si manterrà per un certo periodo nell’età adulta, ovvero per tutto il tempo in cui la persona desidera investire e impegnarsi nel proprio benessere sessuale e psicossessuale. Inoltre, nell’età adulta compaiono preoccupazioni, problemi e attività che non erano presenti nella giovinezza, per cui la vita acquisisce una nuova dimensione e il bisogno di sesso viene progressivamente sostituito dal bisogno di intimità, di amore, di prendersi cura degli altri e di essere amati e accuditi dagli altri.
Nelle relazioni di coppia possono verificarsi divergenze nell’espressione della sessualità, cosicché una persona desidera meno sesso e l’altra di più, e anche le preferenze sessuali possono essere diverse. Per le donne, talvolta, i rapporti sessuali possono essere dolorosi, così come anche per gli uomini che assumono un ruolo sessualmente recettivo nell’attività anale.
Le problematiche legate all’orientamento sessuale emergono anch’esse durante l’adolescenza e tendono a persistere nel tempo qualora l’orientamento sessuale non venga accettato, soprattutto quando è di natura non eterosessuale. Tali persone possono condurre una “doppia vita”, il che crea notevoli difficoltà sia a livello individuale sia nella vita familiare. Questo problema è significativamente più frequente negli uomini rispetto alle donne, le quali tendono ad accettare più facilmente il proprio orientamento sessuale quando esso è non eterosessuale; inoltre, nella società l’omosessualità femminile è generalmente più accettata rispetto a quella maschile.
Una popolazione particolarmente vulnerabile è costituita dalle persone appartenenti alle minoranze sessuali, che molto spesso si rivolgono all’aiuto psicologico e che, a causa della stigmatizzazione sociale, possono sviluppare problematiche che non si riscontrano negli individui eterosessuali. Pertanto, le difficoltà legate all’accettazione della propria sessualità rivestono un’importanza fondamentale per tutte le persone, e in particolare per quelle con orientamento non eterosessuale, le quali, a causa della mancata accettazione o del rifiuto, possono mettere in atto comportamenti socialmente inappropriati, suscitando così una reazione di ulteriore ostilità da parte di coloro che non li accettano.
D’altra parte, è necessario educare sia i giovani sia gli adulti sui diversi aspetti della sessualità umana. La categoria più vulnerabile è rappresentata dalle persone transgender, per le quali le problematiche psicologiche risultano spesso ancora più complesse rispetto a quelle riscontrabili in altre minoranze sessuali.
Durante la pubertà il corpo si prepara di fatto alla sessualità adulta e compare anche la capacità riproduttiva, mentre l’adolescenza rappresenta il periodo delle reazioni emotive, sociali e cognitive ai cambiamenti puberali (che sono prevalentemente di natura fisica). Alcuni dei primi segni della pubertà nelle bambine includono la crescita del seno, la comparsa dei peli pubici, il modellamento del corpo e l’insorgenza della menstruazione.
Le bambine il cui sviluppo avviene “nei tempi giusti” tendono ad avere un’immagine corporea più positiva rispetto a quelle che presentano un ritardo in questi aspetti dello sviluppo sessuale, le quali possono mostrare caratteristiche più infantili. Il menarca (la prima mestruazione) è considerato uno dei momenti più importanti nella vita delle donne e delle ragazze. Questo evento può essere vissuto in modi diversi dalle ragazze, a seconda di come il contesto culturale in cui crescono lo spiega e lo interpreta.
Nei ragazzi, i primi segni della pubertà si manifestano anch’essi con la comparsa dei peli pubici, sebbene ciò avvenga alcuni anni più tardi rispetto alle loro coetanee. La “spermarca” (la comparsa della prima eiaculazione nei ragazzi) può suscitare nei ragazzi sentimenti di sorpresa, confusione, curiosità e piacere; di solito, essi non parlano di questo evento con nessuno nel loro ambiente.
Nel periodo preadolescenziale i bambini iniziano a esplorare il proprio corpo toccando i genitali e altre parti del corpo, e iniziano a svilupparsi giochi sessuali e fantasie sessuali. La sessualità si apprende attraverso i legami e le relazioni che si formano con le persone dell’ambiente circostante – membri della famiglia, coetanei e altri. I contatti sessuali tra bambini possono verificarsi attraverso giochi sessuali, ed è possibile che ciò avvenga anche tra fratelli e sorelle. Tuttavia, talvolta tali contatti possono degenerare in atti sessuali violenti, in cui fratelli maggiori (più spesso dei fratelli rispetto alle sorelle) richiedono al fratello o alla sorella minore di partecipare ad attività sessuali con loro. Le conseguenze psicologiche possono insorgere quando esiste un grande squilibrio di età tra fratelli e sorelle o quando viene utilizzata la violenza.
Gli adolescenti iniziano a sviluppare interessi per relazioni intime con i propri coetanei, imitando la sessualità degli adulti. La questione dell’orientamento sessuale diventa un tema importante; per la maggior parte dei coetanei l’eterosessualità normativa è considerata accettabile, mentre tutto ciò che si oppone a tale normatività viene rifiutato. Gli adolescenti con orientamento non eterosessuale possono sviluppare una serie di problemi psicologici a causa della mancata accettazione da parte dei genitori e dei coetanei, il che talvolta conduce anche al consumo di sostanze stupefacenti.
Le questioni relative all’identità sessuale diventano rilevanti, e tali tematiche sono di particolare importanza per i membri della popolazione LGBTIQ, soprattutto nelle comunità in cui tale sessualità non è accettata dalle norme sociali e culturali. Gli individui che non accettano adeguatamente la propria identità sessuale possono condurre, in età adulta, una doppia vita; nella nostra cultura, a causa della non accettazione dell’omosessualità, molte persone vivono matrimoni infelici per conformarsi alle norme culturali. Le reazioni dei membri della famiglia nei confronti dell’identità LGBTIQ e le aspettative personali possono portare a confusione e allo sviluppo di disturbi depressivima anche di altri problemi psicologici, come i disturbi da uso di sostanze o i disturbi di personalitàe, più raramente, disturbi psicotici., tra i quali più frequentemente il disturbo delirante (ex paranoide)..
L’immagine corporea delle bambine inizialmente migliora man mano che avanzano attraverso l’adolescenza, mentre l’immagine corporea dei ragazzi tende a peggiorare (poiché sono in ritardo rispetto alle ragazze e non riescono a stare al passo con loro, il che genera frustrazione). Tuttavia, l’immagine corporea delle ragazze generalmente peggiora con la crescita, mentre quella dei giovani uomini tende a migliorare. Le ragazze che entrano precocemente nella pubertà sono a rischio di sviluppare disturbi di alimentazione
La masturbazione è un’attività sessuale che diventa dominante durante l’adolescenza e diminuisce con l’aumento della frequenza dei rapporti sessuali interattivi. La maggior parte degli studenti delle scuole superiori intraprende rapporti sessuali interattivi. Talvolta i giovani si impegnano in attività sessuali con persone dello stesso sesso, indipendentemente dal proprio orientamento sessualeil che può essere una conseguenza della curiosità sessuale e della sperimentazione. Circa un decimo dei giovani nelle culture occidentali dichiara di essere confuso riguardo al proprio orientamento sessuale o si identifica come omosessuale o bisessuale. È inoltre in aumento la frequenza dell’uso della coercizione sessuale o della violenza per intraprendere rapporti sessuali.
I giovani che sono più religiosi o che crescono all’interno di consuetudini religiose tendono generalmente a rimandare i comportamenti sessuali (spesso anche a reprimerli) e ad avere un numero minore di partner sessuali. Un’influenza particolare sull’inizio dei rapporti sessuali nelle ragazze eterosessuali adolescenti è esercitata dalle madri, nell’ambito della quale la comunicazione genitoriale con i figli riguardo alla loro sessualità riveste un ruolo molto importante.
L’ingresso precoce nei rapporti sessuali e il coinvolgimento rischioso in attività sessuali tra le ragazze possono portare a problemi di gravidanza indesiderata, il che comporta l’assenza dalla scuola, una salute fisica e mentale più compromessa, un peso corporeo inferiore dei bambini alla nascita, condizioni di salute e capacità cognitive più deboli, problemi comportamentali e minori opportunità educative.
Rapporti sessuali nell’età adulta

Ogni comunità sociale ha regole adeguate per controllare i modi in cui le persone sviluppano relazioni sessuali con altri individui. Oggi le persone si impegnano apertamente in diverse forme di relazioni sessuali, comprese quelle con persone dello stesso o di sesso opposto, relazioni occasionali, prematrimoniali, matrimoniali, extramatrimoniali e poliamorose. Pertanto, agli adulti è consentito intraprendere relazioni intime con altri adulti, purché tutte le persone coinvolte forniscano un consenso volontario. I giovani adulti, prima di entrare in relazioni più serie e legalmente definite, di solito si dedicano al “frequentarsi”, che nell’epoca contemporanea è diventato molto più liberale rispetto al passato. Le tecnologie della comunicazione hanno inoltre reso possibili le relazioni a distanza.
La sessualità è considerata un elemento chiave nella formazione delle relazioni intime romantiche e i livelli di soddisfazione sessuale sono simili nelle coppie eterosessuali e non eterosessuali. Con l’avanzare dell’età, la sessualità cambia e può influenzare le relazioni e, più in generale, la salute mentale. L’inattività sessuale rappresenta una delle principali cause dell’indebolimento del funzionamento psicosessuale.
Le relazioni che si formano prima dei 25 anni di età hanno una maggiore probabilità di essere interrotte piuttosto che evolvere in legami affettivi stabili. È necessario effettuare un’analisi “costi/benefici” per valutare se una persona debba rimanere in una relazione oppure uscirne.
Nell’epoca contemporanea si è registrato un aumento del coinvolgimento delle persone in rapporti sessuali non impegnativi con altri individui. Tali rapporti sessuali talvolta avvengono una sola volta, mentre in altri casi le persone continuano a mantenerli per ragioni di funzionalità del rapporto sessuale tra due individui, ovvero per la compatibilità sessuale. Le persone possono impegnarsi in rapporti sessuali senza aspettarsi un coinvolgimento più profondo sul piano dell’intimità emotiva. Gli uomini tendono ad essere più soddisfatti di questo tipo di relazioni rispetto alle donne, a causa dei doppi standard nelle aspettative di soddisfazione sessuale nelle interazioni sessuali non impegnative. In tali pratiche sessuali possono emergere problemi legati all’ambivalenza e allo sfruttamento sessuale.
La coabitazione rappresenta sempre più spesso una soluzione adottata dai giovani adulti che formano relazioni sessuali e affettive, costituendo una buona pratica prima di entrare nel matrimonio o prima che i partner decidano se proseguire ulteriormente una relazione seria o formare una famiglia. La maggior parte dei giovani desidera, o ritiene di dover, sposarsi e formare una famiglia in un determinato momento della propria vita; tuttavia, ciò non si realizza per tutti coloro che lo desiderano, oppure si realizza in modo inaspettato o indesiderato.
La soddisfazione nella vita coniugale è associata al contesto sociale di amici, alla frequenza delle attività che procurano piacere, al grado in cui i partner riescono a rivelarsi reciprocamente aspetti personali di sé, nonché alla vicinanza fisica ed emotiva e alla somiglianza dei tratti di personalità e dei sistemi di valori dei coniugi. I partner possono essere consapevoli in misura diversa del proprio livello di (in)soddisfazione rispetto al matrimonio o alla coabitazione. La qualità della vita coniugale raggiunge il suo apice nei primi anni della relazione, successivamente diminuisce, per poi aumentare nuovamente nella mezza età. La felicità matrimoniale o coabitativa è maggiore prima della nascita dei figli, poi diminuisce gradualmente fino all’ingresso dei figli nell’adolescenza e torna ad aumentare quando i figli lasciano la casa. Pertanto, la soddisfazione di coppia è maggiore senza figli rispetto a quando sono presenti figli.
Quasi tutti i partneri nelle relazioni sentimentali richiedono la cosiddetta “esclusività sessuale”, ovvero una fedeltà sessuale reciproca. Tuttavia, il coinvolgimento in attività sessuali con altre persone è presente in una parte significativa degli individui, e l’infedeltà è più frequente tra coloro che presentano interessi e desideri sessuali più intensi, un sistema di valori sessuali più liberale, ma che al contempo risultano insoddisfatti della relazione intima esistente e dispongono di maggiori opportunità per rapporti sessuali al di fuori di essa.
Alcuni partner si impegnano nell“infedeltà online” o “virtuale”, che spesso può trasformarsi in infedeltà reale, con effetti devastanti sulla relazione esistente oppure aprendo nuove dimensioni di vita per le persone coinvolte, ma anche per coloro che ne restano esclusi. Mentre le donne tendono a preoccuparsi maggiormente dell’infedeltà emotiva del partner, gli uomini risultano più preoccupati dall’infedeltà sessuale.
Alcuni partner scelgono il swinging, ovvero lo scambio di partner con altre coppie. Un problema particolare nella pratica psicologica è rappresentato da individui (prevalentemente uomini) che si impegnano in infedeltà extraconiugali con altri uomini, conducendo una doppia vita, sia in modalità recettiva sia insertiva (ossia assumendo ruoli passivi o attivi nei rapporti sessuali). Ciò ha un impatto fortemente negativo sulla salute mentale sia di queste persone sia dei membri delle loro famiglie. Le mogli di tali uomini talvolta se ne rendono conto e possono accettare la situazione per il bene dei figli; in altri casi, invece, ciò passa inosservato, esponendole al rischio di trasmissione di malattie infettive e ad altre conseguenze, prevalentemente di natura psicologica.
Le relazioni omosessuali tra uomini sono spesso basate esclusivamente sulla soddisfazione dell’impulso sessuale, sia a causa della natura evolutiva dei bisogni promiscui maschili, sia per il timore di legarsi emotivamente a un’altra persona e di amarla nello stesso modo in cui si ama una persona di sesso opposto (o si ritiene di amarla). Le donne con tendenze omosessuali possono richiedere al partner di introdurre una terza persona nella relazione coniugale, ossia un’altra donna, il che inizialmente può rappresentare una sfida sessuale per l’uomo; tuttavia, con lo sviluppo delle dinamiche emotive tra l’uomo e le due donne, così come tra le due donne stesse, tali relazioni possono diventare più complesse.
Alcuni individui sono bisessuali e sentono il bisogno di avere nella propria vita sia una persona dello stesso sesso sia una di sesso opposto per percepirsi completi, il che comporta numerose sfide e fonti di stress, talvolta difficili da tollerare. In questi casi, il supporto e l’assistenza psicologica possono svolgere un ruolo di fondamentale importanza.
Oggi si registra un crescente trend di divorzi e di affidamento dei figli, temi di particolare rilevanza per la psicologia forense e la psicopatologia, ovvero, nella pratica, per le perizie psicologiche forensi in ambito giudiziario nelle cause civili. Alcuni fattori contribuiscono al divorzio, tra cui:
- il matrimonio contratto durante l’adolescenza o prima del raggiungimento della maturità emotiva e sociale (prima dei 25 anni);
- il matrimonio dovuto a una gravidanza non pianificata;
- l’assenza di una visione religiosa del mondo (che può essere talvolta anche sintomatica, poiché alcune persone evitano il divorzio per motivi religiosi, rimanendo così in matrimoni infelici e sviluppando una serie di disturbi psicologici);
- la presenza di differenti orientamenti religiosi;
- problemi di comunicazione tra i partner;
- precedenti divorzi (oppure l’esperienza del divorzio dei loro genitori).
Nelle donne si osserva un aumento dei disturbi depressivi dopo il divorzio, mentre gli uomini ricorrono più frequentemente all’abuso di sostanze e presentano una salute fisica e mentale più compromessa.
La sessualità degli anziani tende a diventare meno problematica, poiché nella terza età le persone hanno generalmente già sperimentato nella sessualità tutto ciò che desideravano. D’altra parte, esistono anche popolazioni di giovani con inclinazioni gerontofile, ossia che si eccitano sessualmente esclusivamente nei confronti di persone anziane: si tratta di un diritto legittimo e non costituisce un comportamento sessuale vietato, poiché riguarda persone in grado di fornire un consenso volontario, purché siano mentalmente integre. Anche gli anziani possono avere difficoltà nell’espressione della sessualità a causa delle debolezze biologiche che sopraggiungono con l’età. Le persone con disturbi psichici o coloro che assumono farmaci psicotropi possono inoltre sperimentare cambiamenti nel comportamento sessuale, per cui può essere necessario un counseling psicosessuale. Talvolta i problemi psicologici hanno una natura sessuale e, quando si risolvono le difficoltà psicosessuali, si risolvono anche quei problemi psicologici che erano solo manifesti. Per questo, per risolvere un problema è necessario analizzarlo in modo dettagliato.
Comportamento sessuale

Gli ormoni svolgono un ruolo molto importante nell’espressione della sessualità (in particolare estrogeni e testosterone), ma per la sessualità umana sono rilevanti anche le esperienze di vita, nonché i fattori sociali, culturali ed etnici. I livelli ormonali diminuiscono con l’età, causando diversi cambiamenti fisici (ad esempio una maggiore secchezza vaginale e una ridotta sensibilità nelle donne, nonché erezioni meno frequenti e meno intense negli uomini). Le influenze sociali e religiose incidono in modo significativo sul comportamento sessuale in età adulta. Le persone più religiose tendono ad avere comportamenti sessuali più conservatori rispetto a quelle non religiose.
Nelle donne il ciclo mestruale può influenzare il ciclo della risposta sessuale. La conoscenza della sessualità incide sul rapporto tra i partner e sull’esperienza dell’orgasmo, ovvero sul raggiungimento della soddisfazione sessuale. La risposta sessuale comprende le fasi dell’interesse o del desiderio, dell’eccitazione sessuale, dell’attività e del culmine (orgasmo), seguite dal cosiddetto “periodo refrattario”, ossia un intervallo di tempo durante il quale l’eccitazione sessuale non può essere nuovamente raggiunta, periodo che negli uomini è generalmente più lungo rispetto alle donne dopo l’attività sessuale. Mentre le donne, dopo aver sperimentato l’orgasmo, possono nuovamente avere un rapporto sessuale, agli uomini è necessario un certo tempo per “riposarsi” dall’attività sessuale prima di poter raggiungere nuovamente l’eccitazione. Per alcune persone questo non è necessario, mentre altre non sono in grado di avere più di un orgasmo, aspetto che dipende dalle caratteristiche della sessualità individuale.
I comportamenti sessuali solitari si riferiscono alla masturbazione e alla fantasia sessuale, che può essere utilizzata anche nei rapporti sessuali interattivi. Uomini e donne possono ricorrere alla fantasia sessuale per intensificare l’eccitazione sessuale. Alcune persone sono più, altre meno inclini alla fantasia sessuale. Numerosi fattori influenzano la formazione delle fantasie sessuali (convinzioni religiose, influenze culturali, relazioni familiari, esperienze di abuso, genere, età, orientamento sessuale, ecc.).
La masturbazione è considerata una strategia per migliorare la salute sessuale, ridurre lo stress e le gravidanze indesiderate, nonché per evitare le malattie sessualmente trasmissibili.. In alcuni contesti di vita (come l’esercito o il carcere), la masturbazione diventa l’unica possibilità sessuale, a meno che non si voglia entrare in relazioni sessuali omosessuali non consentite.
Le persone si impegnano in attività sessuali per diversi motivi, non solo per la procreazione, ma anche per provare piacere sessuale o ridurre i livelli di stress, così come per amore, per status sociale, per vendetta, per obbligo, per curiosità o persino come forma di esercizio. Tali attività sessuali possono essere praticate con persone diverse e in contesti differenti – come il sesso “di una notte”, le “relazioni senza impegno”, con conoscenti, estranei o persone di passaggio. Le attività sessuali non implicano necessariamente la penetrazione o il coito, poiché i comportamenti sessuali possono variare dal baciarsi e toccarsi, alla masturbazione reciproca, al sesso orale, fino al coito. Le coppie che hanno rapporti sessuali più frequenti sono generalmente più soddisfatte sia sul piano sessuale sia su quello della salute mentale, praticano più spesso il sesso orale, raggiungono l’orgasmo in modo più costante e presentano una maggiore varietà nella vita sessuale; di conseguenza, anche il livello di soddisfazione generale della vita risulta più elevato.
Prima del rapporto sessuale, le coppie possono impegnarsi in determinate forme di preliminari, come “preludi” dell’attività sessuale; talvolta i preliminari stessi possono trasformarsi in un gioco sessuale autonomo. Vengono utilizzati diversi metodi e tecniche di eccitazione sessuale, tutti orientati a prolungare l’intimità, il contatto fisico e lo scambio emotivo tra i partner. Talvolta i partner si interrogano su come soddisfare il/la partner attraverso la stimolazione manuale o orale; in tali casi può essere utile il supporto di un professionista, qualora i partner non riescano a comunicare efficacemente tra loro.
Durante il rapporto sessuale è estremamente importante la lubrificazione del partner recettivo. Nelle coppie eterosessuali, la lubrificazione vaginale deve essere sufficiente per consentire la penetrazione; in caso contrario possono verificarsi rapporti dolorosi, soprattutto se la donna è stata educata in modo psicologicamente più conservatore e percepisce la sessualità in maniera poco approfondita, situazione nella quale il supporto di uno specialista risulta spesso molto rilevante. Anche nel sesso anale è necessaria un’adeguata lubrificazione per permettere la penetrazione del pene nell’orifizio anale. Ciò può essere ottenuto anche attraverso il sesso orale, ma in tal caso il rischio di infezioni è maggiore. Il sesso anale è generalmente associato a un rischio aumentato di trasmissione di infezioni a causa dei batteri che vivono naturalmente in quest’area del corpo e che, in altre sedi, possono risultare patogeni. Pertanto, il sesso anale dovrebbe essere praticato con maggiore cautela.
Variazioni nel comportamento sessuale

Le valutazioni dei valori sociali all’interno di una società influenzano più delle conoscenze scientifiche la percezione di quali comportamenti sessuali siano considerati accettabili; tuttavia, tali atteggiamenti possono cambiare nel tempo e attraverso l’esperienza.
Le parafilie o i disturbi parafilici si riferiscono a eccitazioni e fantasie sessuali intense e ricorrenti, a impulsi sessuali o comportamenti che implicano il desiderio verso un oggetto erotico inappropriato o “non umano”, oppure il desiderio di umiliazione e sofferenza di un’altra persona o di sé stessi, nonché l’attrazione sessuale verso bambini o altre persone che non sono in grado di fornire un consenso volontario (persone mentalmente incapaci).
Alcune persone possono avere interessi sessuali “atipici” senza che si tratti di un disturbo parafilico.Ad esempio, alcune persone possono desiderare di impegnarsi in pratiche sadomasochistiche consensuali con adulti, vestirsi con abiti del sesso opposto, osservare altri mentre hanno rapporti sessuali oppure partecipare esse stesse a un rapporto sessuale mentre vengono osservate. Tutte queste attività non devono necessariamente rappresentare disturbi sessuali né parafilie, poiché si tratta di stili di vita individuali. Tuttavia, è specifico il disturbo pedofilico , che implica attività sessuali con bambini di età inferiore ai 18 anni (secondo alcune legislazioni anche al di sotto di tale età), così come il disturbo zoofilico, che comporta attività sessuali con animali. Le parafilie possono svilupparsi a causa dell’azione di diversi fattori; tuttavia, nella pratica psicologica si riscontrano più frequentemente: esperienze di abuso sessuale durante l’infanzia o più avanti nel corso della vita, con particolare evidenza del fatto che gli abusi sessuali subiti nell’infanzia risultano particolarmente dannosi per la salute mentale successiva; famiglie disfunzionali e la crescita all’interno di esse, problemi familiari durante l’infanzia; la sessualizzazione di esperienze traumatiche; l’influenza dei media combinata con esperienze traumatiche. I disturbi parafilici, se non trattati, possono avere gravi conseguenze per la salute mentale dell’individuo e mettere a rischio persino le regole, le norme e le leggi della comunità sociale /come nel caso della zoofilia, della pedofilia o della necrofilia, ovvero silovanja e dello sfruttamento sessuale di altri/.
Il comportamento sessuale compulsivo rappresenta una variante del comportamento sessuale che non compare ancora come disturbo nelle classificazioni scientifiche, sebbene in precedenza fosse definito come “comportamento sessuale eccessivo (satiriasi negli uomini e ninfomania nelle donne)”; nella letteratura specialistica è inoltre indicato con altri termini quali “disturbo ipersessuale”, “dipendenza sessuale”, “disturbo sessualmente impulsivo” o anche “compulsività sessuale”.
Le persone si impegnano in comportamenti sessuali con intensità e frequenze diverse, ma alcune eccedono e diventano ossessionate dal sesso. Tuttavia, la vita sessuale deve implicare un certo livello di “moderazione”, analogamente al consumo di droghe e alcol, al gioco d’azzardo e ad altri comportamenti che apparentemente producono eccitazione e piacere. Le persone sessualmente compulsive si coinvolgono in comportamenti sessuali promiscui, cambiano spesso partner, si espongono al rischio di trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili e spesso soffrono di altri disturbi psichici, come i disturbi depressivi o i disturbi da (ab)uso di sostanze, e subiscono numerose conseguenze legate al comportamento sessuale (spese eccessive di denaro, trascuratezza degli obblighi familiari e lavorativi, ecc.).
Il trattamento delle variazioni nel comportamento sessuale presuppone innanzitutto una dettagliata valutazione psicodiagnostica, che viene effettuata attraverso colloqui, osservazioni del comportamento, test psicologici e inventari di personalità. L’obiettivo principale deve essere il cambiamento del comportamento della persona, e il trattamento stesso può includere anche il contesto familiare, può richiedere una terapia farmacologica, l’educazione e altri metodi e tecniche di intervento.
Provate disagio a causa delle vostre fantasie sessuali, pensieri, impulsi e comportamenti?
Orientamento sessuale
L’orientamento sessuale si riferisce all’attrazione sessuale verso persone del sesso opposto (eterosessuale), dello stesso sesso (omosessuale) o di entrambi i sessi (orientamento bisessuale). Tuttavia, sebbene venga definito “orientamento sessuale”, non implica necessariamente solo l’attrazione sessuale, bensì anche quella emotiva, fisica e intima in generale. L’orientamento sessuale delle persone non è determinato solo dai comportamenti sessuali, ma anche da pensieri e fantasie. Nel comportamento sessuale, le persone possono impegnarsi in relazioni eterosessuali, poiché non possono esprimere il proprio orientamento sessuale a causa delle condanne sociali. Nelle due scale seguenti potete esaminare il vostro orientamento sessuale.
Griglia di Klein dell’orientamento sessuale
Non è noto con precisione quante persone abbiano differenti orientamenti sessuali, ma gli individui con orientamento non eterosessuale vengono comunemente definiti come “minoranze sessuali” o come popolazione LGBTIQ. I comportamenti sessuali non devono necessariamente coincidere con l’orientamento sessuale /per questo si afferma che non si tratta solo di comportamenti, ma anche di pensieri, fantasie, desideri e impulsi/; inoltre, si osserva una tendenza all’aumento del numero di persone che si identificano come LGBT (in passato si riteneva che la percentuale di uomini gay fosse fino al 4% e quella di donne lesbiche fino al 3%, mentre le persone bisessuali si attestavano intorno al 3%; tuttavia, tali percentuali risultano oggi significativamente più elevate, anche a causa della stigmatizzazione sociale associata all’identificazione come persona con un orientamento diverso da quello eterosessuale).
Molti individui con orientamento non eterosessuale devono confrontarsi con discriminazione, pregiudizi e disposizioni giuridiche che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso; spesso vengono inoltre respinti dai membri della famiglia e dagli amici e possono incontrare difficoltà anche sul posto di lavoro. Alcuni Paesi arrivano persino a condannare queste persone alla pena di morte. Nel nostro ordinamento giuridico i comportamenti non eterosessuali non sono penalmente sanzionati, ma sono accolti con riluttanza (in particolare l’omosessualità maschile) dalla comunità sociale; le persone che si impegnano in comportamenti omosessuali pubblici possono subire reazioni e conseguenze negative da parte della società, il che può condurre allo sviluppo di difficoltà psicologiche nell’adattamento e all’esposizione a esperienze traumatiche.
Gli individui non eterosessuali attraversano un processo di accettazione dell’identità sessuale, comunemente noto come “coming out”, che rappresenta la base del trattamento psicologico per le persone che richiedono aiuto a causa di difficoltà legate all’orientamento sessuale e all’identità sessuale. Pertanto, sarebbe scorretto affermare che l’orientamento sessuale possa essere cambiato; esso può solo essere accettato. Alcuni individui continuano a non accettare la propria identità non eterosessuale e tale identità confusa si protrae nell’età adulta, potendo generare una forte pressione psicologica e influire negativamente sulla salute mentale (ridotta autostima, sviluppo di disturbi depressivi, disturbi da uso di sostanze, disturbi di personalità, ecc.).
Più della metà dei genitori reagisce negativamente all’orientamento non eterosessuale dei propri figli; tali reazioni sono caratterizzate da delusione, vergogna e shock, per cui la maggior parte dei giovani non eterosessuali sperimenta il rifiuto genitoriale legato al proprio orientamento sessuale, fenomeno particolarmente pronunciato negli ambienti più conservatori e religiosi che promuovono valori tradizionali. Gli individui non eterosessuali di età più avanzata possono avere difficoltà di adattamento sociale a causa del loro orientamento sessuale, poiché sono cresciuti in una società e in un sistema giuridico che erano rifiutanti e negativi nei confronti della non normatività eterosessuale. Le persone che non hanno mai accettato la propria identità sessuale possono cadere nella solitudine e nell’isolamento e sviluppare disturbi depressivi a causa dell’omofobia interiorizzata (ossia dell’odio verso la propria identità sessuale). L’omofobia indica il fenomeno di una paura e di un evitamento eccessivi delle persone omosessuali, nonché la formazione di atteggiamenti estremamente negativi nei confronti dell’omosessualità e degli omosessuali, che non di rado conducono anche alla commissione di reati violenti contro individui sessualmente non conformi.
La maggior parte delle persone appartenenti alla comunità LGBTIQ ha vissuto almeno una volta nella vita esperienze di crimini d’odio o è stata vittima di abusi, e i tassi di vittimizzazione sono più elevati tra i bambini e i giovani maschi. La vittimizzazione solitamente inizia durante l’adolescenza, sebbene alcuni attacchi verbali possano cominciare già in età prescolare. La violenza nei confronti delle persone LGBTIQ aumenta parallelamente alla crescita della loro accettazione nella comunità sociale, il che favorisce l’emergere di atteggiamenti radicali da parte di individui e gruppi che esprimono posizioni negative e odio verso queste persone. La società tende in una certa misura a tollerare maggiormente l’omosessualità femminile, motivo per cui l’identità sessuale delle donne risulta più fluida rispetto a quella degli uomini. Le donne si identificano come bisessuali più frequentemente rispetto agli uomini.
Ritenete di avere difficoltà nell’accettazione della vostra identità sessuale?
Gravidanza, aborto e nascita

La scoperta che una ragazza o una donna è incinta influisce in modo diverso sulle diverse donne in gravidanza. Tale scoperta è legata al momento in cui avviene, alla preparazione psicologica, alle condizioni in cui la donna incinta si trova e, in particolare, al fatto che la gravidanza sia stata concepita con un partner dal quale si desidera un figlio, che fornisca un adeguato patrimonio genetico e che offra sicurezza psicologica alla prole. Se la gravidanza viene accettata, ha inizio la psicologia della donna incinta, che talvolta può essere piuttosto complessa e comportare un certo livello di stress sia per la gestante sia per il partner, o per altri figli qualora già presenti.
Se la gravidanza non viene accettata, emergono riflessioni sulla possibilità di interromperla mediante metodi medici, ovvero tramite aborto. La decisione spetta generalmente alla donna incinta, ma è possibile discutere la decisione finale con la coppia o con uno specialista (ad esempio uno psicologo, un ginecologo o uno psichiatra). Di norma è necessario acquisire il parere di più professionisti, a seconda dell’intensità del dilemma vissuto dalla donna incinta o dalla coppia. Talvolta accade che l’uomo desideri che la donna ricorra all’aborto, mentre la donna non lo desidera; anche questa situazione deve essere affrontata e discussa prima di prendere una decisione di questo tipo.
La psicologia della donna incinta viene solitamente suddivisa in tre trimestri, così come la gravidanza è generalmente classificata nella letteratura specialistica. Nel primo trimestre si verificano gli aspetti più importanti dello sviluppo dell’embrione; il bambino cresce e, in questi mesi di gravidanza, la gravidanza stessa può anche non essere immediatamente percepibile. Nel secondo trimestre la donna incinta inizia già ad avvertire i movimenti del bambino nell’utero, e questo trimestre rappresenta di solito il periodo più positivo della gravidanza per la gestante. Nel terzo trimestre si verifica la fuoriuscita del colostro dai capezzoli delle mammelle della donna incinta, e i partner iniziano gradualmente a prepararsi al parto, discutendo di alcuni aspetti concreti (il nome del bambino, l’allestimento della stanza, la presenza al parto e simili).
Le donne con peso corporeo eccessivo o insufficiente possono incontrare difficoltà durante la gravidanza. Il consumo di alcol e droghe contribuisce a determinate complicazioni per il feto. Negli ultimi anni è in aumento il numero di madri che consumano marijuana durante la gravidanza, con conseguenti effetti negativi. Tuttavia, ogni organismo è individuale, per cui alcune persone possono non manifestare alcuna conseguenza, ma il rischio è sempre presente. Alcune coppie sposate optano per la fecondazione assistita, procedure che richiedono ingenti risorse finanziarie; talvolta, però, i problemi sottostanti sono di natura psicologica e potrebbero essere risolti migliorando la comunicazione tra i partner e lavorando sull’intensificazione della loro sessualità naturale e reciproca.
Le attività sessuali sono generalmente sicure durante la gravidanza per la maggior parte delle donne fino alle ultime settimane di gestazione, nel caso di gravidanze non complicate. Il raggiungimento dell’orgasmo è del tutto sicuro, sebbene talvolta possano essere avvertite contrazioni uterine dolorose.
L’aborto spontaneo o aborto è la conclusione naturale della gravidanza prima che il feto possa sopravvivere. La maggior parte degli aborti spontanei si verifica durante il primo trimestre, ma esistono casi in cui si verificano anche in una fase successiva. La consapevolezza che si è verificato un aborto viene accettata in modo diverso e talvolta richiede interventi psicologici per la donna incinta e/o per la coppia. Un altro problema riguarda la nascita di bambini con determinate anomalie, la cui scoperta può nei genitori suscitare sentimenti di shock, vergogna e delusione, ovvero lo sviluppo di una Vielzahl di emozioni negative. Talvolta accade che i genitori neghino l’esistenza del problema. Durante la gravidanza, la donna incinta riflette spesso su diverse possibilità e sulle conseguenze del parto stesso. Le donne in gravidanza riflettono anche sull’atto stesso del parto, e talvolta è necessario un supporto specialistico immediatamente dopo il parto, quando possono manifestarsi anche condizioni differenti della madre puerpera, come episodi psicotici postpartum. Le donne dopo il parto possono sviluppare anche un episodio depressivo postpartum senza sintomi psicotici, in cui compaiono sintomi simili a quelli di un episodio depressivo maggiore, con la specificità che sono legati al parto e alla situazione che è seguita o ha preceduto il parto.
Dopo la gravidanza segue anche la psicologia della donna dopo il parto, che può presentare proprie sfide, in particolare in relazione all’accettazione del nuovo ruolo di madre e della maternità in quanto tale. La maternità può comportare difficoltà anche più avanti nel corso della vita, soprattutto se non è sostenuta dal padre del bambino o se sono presenti problemi nelle relazioni familiari. Di norma si consiglia un periodo di astinenza dai rapporti sessuali, intesi come coito, fino a sei settimane, mentre altre pratiche sessuali possono essere possibili. Nelle gravidanze non complicate, in cui il parto è avvenuto senza difficoltà, i rapporti sessuali possono riprendere già due settimane dopo il parto; tuttavia, generalmente entro tre mesi dal parto le madri possono tornare liberamente alle precedenti attività sessuali. Ciò è evidente anche nelle coppie con figli a distanza di un solo anno, nelle quali i genitori hanno ripreso i rapporti sessuali subito dopo il parto. Per la madre questo può talvolta risultare faticoso, motivo per cui i padri devono impegnarsi maggiormente in alcuni aspetti della vita della madre e rispettare la psicologia della donna in gravidanza e nel postparto, che rappresenta uno stato del tutto particolare, spesso difficilmente comprensibile o sufficientemente empatizzato dagli uomini, poiché essi non possono mai sperimentare personalmente la gravidanza né il parto. È persino discutibile se tutti i mariti siano in grado di assistere al parto, ossia di essere presenti alla nascita del proprio figlio, qualora non si siano previamente preparati dal punto di vista psicologico.
State pianificando una gravidanza o siete incinte / avete una partner incinta? Avete domande specifiche riguardo alla psicologia della donna in gravidanza?
Sfide del funzionamento sessuale
La salute sessuale è estremamente importante per il nostro benessere mentale e fisico generale, e viceversa. Una sessualità sana dipende da un buon stato di salute fisica e mentale. I problemi sessuali si manifestano quando non ci sentiamo sufficientemente eccitati dal punto di vista sessuale, quando il livello di entusiasmo è ridotto o quando esistono difficoltà nel rilassarsi durante il rapporto sessuale. La maggior parte delle coppie sperimenta occasionalmente problemi sessuali, che nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente e tendono a scomparire da soli, motivo per cui non viene richiesta assistenza. Tuttavia, in alcuni casi i problemi sessuali persistono e possono condurre ad altre difficoltà all’interno della relazione di coppia.
I fattori psicologici che possono contribuire alle (dis)funzioni sessuali includono paure inconsce, stress, ansia, depressione, sensi di colpa, rabbia, paura dell’intimità, della dipendenza o dell’abbandono, preoccupazioni legate alla perdita di controllo, nonché l’ansia da prestazione sessuale. Anche altri problemi all’interno della relazione possono generare difficoltà sessuali, quali il sentirsi poco amati o rispettati, la mancanza di fiducia, la rabbia, l’insicurezza, i conflitti e altri fattori.
I problemi sessuali possono essere di lunga durata e presenti per tutta la vita, oppure possono manifestarsi periodicamente, cioè essere acquisiti; talvolta sono legati a situazioni specifiche o possono presentarsi in tutte le situazioni (ad esempio, una persona può raggiungere l’eccitazione sessuale da sola, ma non con il partner). I problemi sessuali persistenti presentano generalmente componenti biologiche e/o psicologiche, mentre i problemi sessuali acquisiti (precedentemente assenti) sono spesso di origine psicogena. Durante il trattamento psicologico è di fondamentale importanza identificare i diversi fattori che contribuiscono all’insorgenza dei problemi sessuali. Ciò include l’analisi di eventuali difficoltà sessuali dei singoli partner, dei problemi legati alla loro salute fisica e mentale, dei fattori di vulnerabilità, dei fattori inerenti alla relazione di coppia, dei fattori culturali e religiosi, nonché dei fattori biologici e medici.
In alcune persone il desiderio sessuale innesca comportamenti che conducono alla ricerca di attività sessuali, mentre in altre il desiderio sessuale emerge nel momento in cui si impegnano in attività sessuali, come una sorta di risposta all’attività sessuale stessa. I problemi legati al desiderio sessuale si manifestano attraverso un desiderio indebolito o assente di attività sessuale, il che può portare alla comparsa di sintomi psicologici e fisici. Le persone con un desiderio sessuale ridotto non hanno o hanno raramente fantasie sessuali, iniziano meno frequentemente attività sessuali e ricorrono poco all’autoerotismo. Tali problemi, per poter essere considerati come disfunzione sessuale, devono essere presenti per almeno sei mesi e per la maggior parte del tempo.seksualnom disfunkcijom moraju biti prisutni barem pola godine i većinu vremena.
I problemi di salute, le malattie croniche come il diabete, l’ipertensione e altre patologie autoimmuni o cardiovascolari, gli infarti, gli ictus e il cancro possono influire negativamente sulla vita sessuale. Il cancro al seno nelle donne e il trattamento oncologico di qualsiasi tipo incidono anch’essi negativamente sugli aspetti fisiologici, psicologici e interpersonali del funzionamento e della soddisfazione sessuale. Allo stesso modo, il cancro alla prostata negli uomini può compromettere le funzioni sessuali. Le condizioni e le malattie neurologiche, l’alcolismo, i disturbi mentali, respiratori, gastroenterologici e altre patologie possono avere un impatto negativo sulla funzionalità sessuale; tuttavia, nelle persone malate talvolta il desiderio sessuale può persistere, mentre può accadere che i partner delle persone malate perdano il desiderio sessuale a causa della disabilità o della compromissione del partner.
Le persone che presentano problemi sessuali dovrebbero essere trattate il prima possibile, affinché tali problemi non diventino più gravi. Quando i problemi vengono ignorati, essi portano alla comparsa di nuovi problemi e al peggioramento di quelli già esistenti.
Ritenete di avere problemi sessuali?
Malattie sessualmente trasmissibili
La presenza di una malattia sessualmente trasmissibile comporta una serie di sfide psicologiche, dall’accettazione della diagnosi, passando per i trattamenti offerti nelle strutture sanitarie — dove i pazienti spesso incontrano pregiudizi anche da parte dei medici che si occupano di malattie sessualmente trasmissibili, generalmente specialisti in dermatologia e venerologia — fino alla condanna sociale degli individui che contraggono malattie croniche trasmesse per via sessuale (in particolare ciò riguarda l’AIDS, la sindrome da immunodeficienza acquisita causata dall’HIV, ovvero il virus dell’immunodeficienza umana).
La consapevolezza di avere una malattia sessualmente trasmissibile può essere psicologicamente molto stressante; tuttavia, ciò che è incoraggiante è il fatto che tutte le malattie sessualmente trasmissibili possono essere trattate efficacemente /le infezioni batteriche possono anche essere curate/ oppure mantenute sotto controllo. Esse possono essere causate da ectoparassiti, batteri, virus o funghi, ma per via sessuale possono essere trasmessi anche altri microrganismi (ad esempio parassiti). Gli studenti sono esposti al rischio più elevato di trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili, così come i membri della popolazione gay e le persone transgender coinvolte nella prostituzione, nonché gli individui sessualmente compulsivi, ovvero coloro che cambiano frequentemente partner. Spesso i giovani si impegnano in attività sessuali senza l’uso di contraccezione e in pratiche sessuali ad alto rischio (come attività sessuali di gruppo, orge sessuali o il frequente e successivo cambio di partner).
Le infezioni da ectoparassiti comprendono infezioni in cui avviene la trasmissione di parassiti che vivono sulla superficie della pelle; solitamente si tratta di pidocchi del pube o di scabbia (conosciuta anche come “rogna”). I sintomi iniziano generalmente con prurito ed eventuale comparsa di eruzioni cutanee; ciò può comportare un livello significativo di stress, soprattutto quando gli ectoparassiti vengono contratti durante una relazione e vengono inizialmente rilevati in uno solo dei partner.
Le infezioni batteriche comprendono la gonorrea (blenorragia, tripper), la clamidia, la sifilide e diverse infezioni vaginali; è estremamente importante la loro diagnosi precoce, l’astinenza obbligatoria dalle attività sessuali e il trattamento simultaneo di entrambi i partneri. Le infezioni vaginali nelle donne possono insorgere quando hanno più partner sessuali, a causa dell’alterazione dell’equilibrio batterico della vagina.
Le infezioni virali comprendono il virus dell’herpes simplex (HSV), il papillomavirus umano (HPV), i virus dell’epatite (l’epatite B si trasmette più frequentemente per via sessuale, l’epatite C prevalentemente per via endovenosa ma anche per via sessuale, mentre l’epatite A si trasmette ancora più facilmente) e il virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Le infezioni virali ricorrenti possono portare a un indebolimento del sistema immunitario e alla comparsa di malattie oncologiche.
Tutte le infezioni batteriche e virali non trattate possono portare a gravi conseguenze fisiche e psicologiche. L’infezione da HIV attacca i linfociti T, che nel sangue svolgono un ruolo fondamentale nella produzione di anticorpi per la difesa dalle infezioni; poiché colpisce l’intero sistema immunitario, ciò conduce allo sviluppo di infezioni opportunistiche, con conseguenti difficoltà psicologiche legate alla gestione dello stress e della stigmatizzazione, anche perché le infezioni talvolta possono essere visibili sul corpo. Spesso le malattie sessualmente trasmissibili possono inizialmente essere asintomatiche, per cui la persona può non essere consapevole di essere infetta; proprio in questa fase il rischio di contagio è maggiore, motivo per cui l’astinenza dai contatti sessuali rappresenta il primo passo nella prevenzione della trasmissione ad altre persone. L’infezione da HIV evolve generalmente in AIDS, una malattia cronica accompagnata da stigmatizzazione psicologica e sociale. Sebbene l’AIDS venga spesso associato alla popolazione gay, tutti i microrganismi infettivi non riconoscono minoranze o maggioranze sessuali: riconoscono solo esseri viventi, in questo caso gli esseri umani, e tendono a infettarli; pertanto non esistono regole precise su chi possa contrarre un’infezione, e talvolta le infezioni sessualmente trasmissibili possono colpire anche persone che non hanno rapporti sessuali con individui notoriamente infetti. È sufficiente, ad esempio, dormire con una persona che ha pidocchi del pube per trasmetterli a un’altra persona; lo stesso vale per la scabbia e per altri microrganismi parassitari, mentre per le infezioni batteriche e virali è necessario un contatto più intimo, che non deve necessariamente essere penetrativo, poiché alcune infezioni possono essere trasmesse anche per via orale. L’uso del preservativo rappresenta la migliore forma di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili; tuttavia, anche la diagnosi precoce contribuisce a un migliore benessere psicologico, a un trattamento più adeguato e a un buon controllo della malattia, favorendo un più rapido ritorno alle attività quotidiane, comprese quelle sessuali.
Ritenete di avere una possibile malattia sessualmente trasmissibile oppure vi è stata diagnosticata una malattia sessualmente trasmissibile?
Rivolgetevi per una valutazione psicologica / un supporto psicologico
Violenza sessuale e sfruttamento
La violenza sessuale si riferisce a tutte le forme di atti sessuali compiuti contro la volontà consapevole di una persona. Esistono diverse forme di violenza sessuale: stupro, coercizione sessuale, contatto sessuale indesiderato, penetrazione forzata e comportamenti sessuali indesiderati senza contatto.
Per stupro, nel senso tecnico-scientifico, si intende il tentativo o la realizzazione di una penetrazione vaginale, anale o orale indesiderata mediante l’uso della forza fisica (ad esempio il trattenere la persona vittima di stupro in una posizione dalla quale non può sottrarsi) o mediante minaccia di violenza, anche nei casi in cui la vittima si trovi sotto l’effetto di alcol o droghe. A ciò si aggiungono anche le situazioni in cui la persona è collassata in qualche modo, ovvero, sotto l’influenza di alcol o droghe, è stata portata in uno stato di incoscienza o di incapacità tale da non poter opporre resistenza o prestare consenso all’attività sessuale. La penetrazione può essere effettuata con il pene, con una parte del corpo (dito, mano) oppure con oggetti idonei (ad esempio strumenti o ausili sessuali) o persino non idonei (oggetti contundenti o appuntiti).
La coercizione sessuale si riferisce alla creazione di una pressione affinché una persona si impegni in un’attività sessuale quando non lo desidera e si sente sottoposta a pressione. Ciò avviene attraverso l’uso di minacce per ottenere rapporti sessuali oppure mediante richieste sessuali continue e insistenti, fino a quando la persona cede alla pressione e acconsente a impegnarsi in un’attività sessuale.
Il contatto sessuale indiserato comprende comportamenti sessuali non desiderati che non implicano la penetrazione, ma attività quali mordicchiare, accarezzare, toccare, abbracciare e baciare. Il contatto fisico può avvenire sopra i vestiti o direttamente sul corpo nudo e riguarda il toccamento della zona genitale, dei glutei, del seno, dell’inguine o delle gambe, sebbene possa includere anche altre parti del corpo (ad esempio il collo, qualora la persona che ricerca il contatto sessuale utilizzi tale parte del corpo per eccitare sessualmente l’altra persona o soddisfare la propria pulsione). In senso giuridico, tale contatto può essere qualificato come «atto osceno». Nell’ambito della perizia forense psicosessuologica viene esaminato il «grado di desiderabilità del contatto» nell’atto osceno oggetto della valutazione, sia dal punto di vista del predatore sia da quello della vittima.
La penetrazione forzata si riferisce a una forma di violenza sessuale in cui una persona, mediante l’uso della forza fisica, la minaccia di violenza o approfittando del fatto che la vittima si trovi sotto l’influenza di alcol o droghe, costringe un’altra persona a subire una penetrazione vaginale, orale o anale. Si tratta quindi di una coercizione all’attività sessuale esercitata da un soggetto terzo, ossia «per interposta persona».
Il comportamento sessuale indesiderato senza contatto comprende l’esposizione non desiderata a situazioni di natura sessuale, inclusa la pornografia, le molestie sessuali verbali o comportamentali, nonché la creazione di un clima sessualmente ostile. Ad esempio, una persona può costringere un’altra a osservare un rapporto sessuale tra sé e un terzo, nonostante la persona costretta non lo desideri. Esistono numerose varianti di disfunzioni sessuali legate alla violenza sessuale.
Quasi la metà delle vittime non denuncia la violenza sessuale e si stima che una donna su tre e un uomo su sei subiscano una qualche forma di violenza sessuale nel corso della propria vita. Ciò indica che le violenze sessuali sono fenomeni molto diffusi e frequenti nella società, ma vengono raramente denunciati a causa della «difficoltà di prova» e del rischio di stigmatizzazione nell’ambiente sociale, in particolare nei contesti più arretrati e di carattere rurale.
Ritenete che voi o qualcuno che conoscete sia stato vittima di violenza sessuale?
Gli autori di violenza sessuale sono prevalentemente uomini e non devono necessariamente essere single o non sposati; esistono tuttavia diversi profili di personalità di tali soggetti. Essi possono presentare atteggiamenti sessisti radicati nei confronti delle minoranze sessuali o delle donne, elevati livelli di impulsività e aggressività, nonché un alto grado di accettazione del mito dello stupro (secondo cui le donne, ovvero le vittime di stupro, in realtà lo «desiderano»).
Nota: nei giochi sessuali di coppia esistono le cosiddette «fantasie o giochi di stupro», praticate su base consensuale, ossia i partner si accordano reciprocamente e in modo bilaterale su «chi assume il ruolo dello stupratore e chi quello della persona stuprata», e successivamente mettono in atto tali pratiche sadomasochistiche, che non devono necessariamente essere la conseguenza di un disturbo da sadismo o masochismo, bensì della preferenza dei partner di praticare tale tipo di rapporto sessuale consensuale.
In sostanza, gli autori di violenza sessuale stuprano sempre una persona che «non vuole» essere stuprata, cioè che non ha dato un consenso libero e volontario, e questa rappresenta la differenza fondamentale tra lo «stupro consensuale» (che fa parte di un gioco sessuale tra partner consapevoli e consenzienti) e lo stupro che, in senso giuridico e psicologico, non può mai essere considerato volontario. Nei predatori sessuali, nella loro storia sessuale, si riscontrano frequentemente esperienze di abuso sessuale e fisico in ambito familiare o nelle relazioni di coppia, spesso abusi subiti durante l’infanzia, nonché la presenza di altre forme di violenza.
Lo stalking è una forma di violenza sessuale che può includere telefonate indesiderate, l’invio di messaggi scritti, vocali o persino video, nonché messaggi tramite i social network ed e-mail, la comparsa del predatore in determinati luoghi in cui la vittima può vederlo (scuola, lavoro, abitazione, luoghi di svago), oltre all’osservazione, al pedinamento e allo spionaggio della vittima. Alcune persone possono «immaginare» di essere perseguitate, per cui è necessaria una valutazione psicodiagnostica approfondita.
Sindrome da trauma da stupro
Questa sindrome rappresenta un modello bifasico di risposta allo stress, caratterizzato da problemi sessuali, psicologici, comportamentali e/o fisici (spesso in combinazione). La prima fase, quella acuta, è contraddistinta nella vittima da sentimenti di shock, paura, rabbia, autoaccusa, vergogna, colpa, sfiducia, umiliazione e da altre emozioni negative. Le vittime possono provare paura a rimanere sole, a stare con estranei o a trovarsi nei luoghi in cui si è verificata la violenza sessuale (in casa, in auto, in una stanza, ecc.). Sono possibili anche marcate fluttuazioni dell’umore. I disturbi del sonno e gli incubi sono sintomi frequenti. Tali reazioni emotive insorgono immediatamente dopo l’aggressione e possono durare da alcuni giorni a diverse settimane, in alcuni casi anche mesi, con la possibilità di evolvere in (complesso) Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). La sindrome dipende anche dal fatto che la violenza sessuale sia stata perpetrata da una persona conosciuta o sconosciuta, motivo per cui anche le reazioni possono essere differenti. Alcune donne si ritengono colpevoli per il fatto che la violenza sessuale sia avvenuta. Successivamente può seguire Una depressione che può durare fino a un anno, ma che può anche evolvere in un disturbo depressivo persistente (distimia), così come nello sviluppo di abuso di sostanze o di uno dei disturbi di personalità.
La seconda fase di questa sindrome è caratterizzata da una riorganizzazione a lungo termine e comprende il ritorno all’organizzazione della vita quotidiana e al ristabilimento del controllo. I sintomi possono persistere fino a due anni dopo l’aggressione, sebbene ciò vari da individuo a individuo. Alcune vittime si riprendono dopo cinque anni, a seconda delle caratteristiche individuali.
Esiste una reazione silenziosa allo stupro – il che si riferisce al fatto che alcune vittime non parlano mai dell’aggressione sessuale subita e portano il peso di tale esperienza dentro di sé. Anche in queste vittime sono presenti paura, rabbia e depressione, così come una serie di sintomi fisiologici, che tuttavia rimangono “chiusi” all’interno della persona. In sostanza, le vittime che impiegano più tempo a confidarsi con qualcuno riguardo all’aggressione subita, di norma necessitano anche di un periodo di recupero più lungo. Alcune vittime richiedono un recupero prolungato, tanto che i traumi possono talvolta riemergere anche dopo dieci o quindici anni. Le vittime di abuso sessuale durante l’infanzia diventano più consapevoli di tali esperienze solo in età adulta, ovvero quando raggiungono una maggiore maturità e stabilità emotiva e sociale. Questo fenomeno può talvolta essere oggetto di abuso, e vi sono casi di persone che “denunciano facilmente la violenza” con l’intento di danneggiare un partner, circostanza che può essere verificata mediante perizie psicologico-forensi sull’aggressore e sulla persona che denuncia l’aggressore.
Anche gli uomini possono essere vittime di stupro, sia da parte di donne sia da parte di altri uomini; si tratta di atti che si verificano più frequentemente negli istituti penitenziari, ma che sono presenti anche nel «mondo libero», sebbene vengano denunciati più raramente a causa della stigmatizzazione dell’omosessualità.
La probabilità di denuncia dello stupro aumenta quanto più il predatore è sconosciuto, se è stata utilizzata violenza o se è stata impiegata un’arma. Le donne che denunciano lo stupro presentano un numero minore di sintomi emotivi rispetto a quelle che non lo denunciano. Alcune vittime scelgono di non denunciare per paura di ritorsioni, per il desiderio di dimenticare l’evento, per sentimenti di compassione verso lo stupratore o perché ritengono che comunque non verrà intrapresa alcuna azione, motivo per cui rinunciano alla denuncia. Esiste inoltre una reazione specifica allo stupro in cui la vittima “empatizza” con lo stupratore e cerca di “aiutarlo”, impegnandosi in ambiti lavorativi in cui può entrare in contatto con autori di reati sessuali (ad esempio nei servizi sociali, negli istituti penitenziari, nei tribunali o nelle procure).
Abuso sessuale sui minori
Abuso sessuale sui minori
si riferisce ai contatti sessuali tra bambini e adolescenti o adulti, nei quali i bambini si trovano in una posizione subordinata rispetto all’abusante. La caratteristica fondamentale è la posizione potente e dominante dell’adulto o dell’adolescente più grande, che consente loro di costringere il bambino all’attività sessuale. Le attività sessuali possono includere il toccamento e le carezze dei genitali o del seno, il costringere il bambino ad accarezzare e toccare l’abusante, la masturbazione, il voyeurismo, l’esibizionismo, la penetrazione con le dita o con strumenti sessuali, nonché rapporti sessuali orali, anali o vaginali. Può includere anche l’esposizione del bambino alla pornografia o allo sfruttamento sessuale dei minori (ad esempio per l’abuso dei bambini a fini di pornografia infantile). Molte vittime sono troppo spaventate per denunciare l’aggressione. Le vittime di abusi incestuosi da parte del padre denunciano l’evento più tardi (se mai lo fanno), mentre le vittime di abusi da parte del patrigno lo denunciano con una frequenza leggermente maggiore.
I bambini che non denunciano l’abuso sessuale o lo tengono nascosto possono provare vergogna e senso di colpa, nonché paura di perdere amici cari o membri della famiglia. Presentano una bassa autostima e si sentono frustrati per non essere riusciti a fermare l’abuso. Le vittime di sesso maschile diventano più inclini a all’abuso di sostanze, mentre le vittime di sesso femminile diventano più inclini a comportamenti suicidari, alla depressione, all’ansia e ai disturbi di personalità.e molto spesso sono presenti difficoltà nella vita sessuale delle vittime di abusi sessuali. In alcune vittime la traumatizzazione può riattivarsi attraverso il coinvolgimento in attività sessuali a rischio oppure mediante una «tendenza o desiderio di essere nuovamente abusate».
La violenza domestica può includere anche forme di violenza sessuale, oltre alla violenza fisica, psicologica, economica e allo stalking., l’uso dell’aggressività e il controllo della salute riproduttiva e sessuale. I rischi di diventare vittima di violenza domestica o autore di violenza all’interno della famiglia sono legati a una genitorialità eccessivamente immatura o precoce (ossia partner che formano famiglie in età adolescenziale), a problemi di abuso di alcol e droghe da parte dell’autore, a grave povertà, disoccupazione e ad altri problemi sociali. Talvolta la violenza domestica viene strumentalizzata nella nostra comunità e alcune donne denunciano i mariti, pur essendo esse stesse reciprocamente orientate a comportamenti abusanti; la società reagisce più rapidamente alla denuncia della donna, mentre gli uomini spesso provano vergogna a denunciare di essere vittime di abusi da parte della moglie a causa di doppi standard nella percezione della sessualità. Le istituzioni reagiscono rapidamente in tali casi poiché, di fatto, non vi è una «reale minaccia da parte di un vero violento», e al «non violento» vengono imposte misure di divieto di avvicinamento alla vittima e spesso anche ai figli, lasciando così alla «vittima» spazio per alienare i figli dal «violento», configurando una forma di abuso psicologico sui minori. Molto spesso le vittime di violenza domestica tornano dai loro aggressori, sviluppando in tal modo una forma di relazione sadomasochistica reciproca.
Molestie sessuali si riferiscono a battute a sfondo sessuale, comportamenti sessuali indesiderati, “urti accidentali” con una persona, il “contatto accidentale” con la mano sul corpo di una persona, nonché alla creazione di situazioni in cui l’autore può molestare sessualmente la vittima. Le molestie sessuali croniche o gravi possono causare sintomi psicologici simili a quelli riscontrati nelle vittime di abuso sessuale e, nei casi estremi, possono condurre anche a comportamenti suicidari.. Molte vittime non parlano mai con nessuno del fatto di essere state molestate, tuttavia la risoluzione di questo problema richiede necessariamente il riconoscimento che l’evento si sia verificato. Gli autori di molestie sessuali occupano spesso posizioni di potere, motivo per cui le vittime esitano a rendere pubblica la propria vittimizzazione; inoltre, non è raro che vengano nuovamente derise quando decidono di denunciarla.
Avete avuto esperienze di molestie sessuali?
Pornografia e prostituzione
Ai bambini e a tutti è costantemente accessibile una vasta gamma di materiale pornografico (sessualmente esplicito). Dall’altro lato, tra i giovani è sempre più diffusa l’identificazione con persone del mondo della pornografia o dei reality show, nonché la creazione di profili su siti a contenuto sessuale per condividere la propria vita sessuale intima, attraverso la quale, al contempo, si ottiene anche un guadagno economico.
L’adolescente medio trascorre più di 11 ore al giorno utilizzando i media elettronici (la durata raccomandata è di massimo due ore per bambini e adolescenti), il che rende i giovani più inclini a sviluppare una ridotta capacità empatica e, in generale, una minore abilità nel riconoscere le emozioni delle altre persone.
Esistono determinati movimenti, istituzioni religiose e politici di orientamento conservatore che si battono per maggiori divieti e restrizioni della pornografia, sebbene ciò sia oggi di fatto impossibile da attuare. Tali posizioni si basano sulla convinzione che la pornografia sia distruttiva e influisca negativamente sugli atteggiamenti mentali e sessuali dei giovani. D’altra parte, la pornografia può risultare utile per alcune persone, ad esempio per coloro che presentano una bassa autostima o che non riescono a instaurare adeguati contatti sessuali con le persone del proprio ambiente. Esistono anche oppositori della censura, che sostengono il diritto individuale di scegliere liberamente di cosa occuparsi e cosa guardare. La pornografia può avere effetti sia positivi sia negativi, a seconda delle modalità di fruizione. Vi sono individui che sviluppano una “dipendenza dalla pornografia”, condizione che si manifesta quando l’eccitazione sessuale e l’orgasmo possono essere raggiunti esclusivamente attraverso la visione di materiale pornografico.
Il lavoro sessuale implica lo scambio di denaro o beni in cambio di prestazioni sessuali. In tale ambito può rientrare anche la pornografia, sebbene l’industria dell’intrattenimento pornografico sia estremamente ampia e altamente sviluppata nei paesi economicamente avanzati. Quanto più un paese è meno sviluppato, tanto meno sviluppata risulta la sua industria pornografica. Tuttavia, esistono paesi che presentano aree economicamente svantaggiate e che nondimeno producono pornografia di buona qualità e di espressione artistica semplice. Pertanto, coesistono opinioni che considerano la pornografia una devianza sociale e altre che la interpretano come una forma di espressione artistica moderna.
L’industria sessuale comprende lavoratori e lavoratrici del sesso, escort, operatori del sesso, stripper e spogliarelliste, nonché attori e attrici pornografici. La forma più antica di lavoro sessuale è la prostituzione. Le motivazioni per intraprendere attività sessuali a pagamento sono prevalentemente di natura economica. Le lavoratrici sessuali sono molto spesso vittime di abuso e sfruttamento sessuale e sperimentano anche episodi di stupro; inoltre, iniziano frequentemente l’attività sessuale in età precoce durante la crescita. Offrono i propri servizi per strada, nei club, tramite agenzie di escort, in modo indipendente oppure per sfruttatori criminali, ossia favoreggiatori della prostituzione. Il tipo più diffuso di lavoratrici sessuali è rappresentato dalle sex worker di strada.
I lavoratori sessuali di sesso maschile considerano questo tipo di attività come una buona fonte di reddito. Molti hanno vissuto esperienze sessuali precoci o abusi durante l’infanzia, nonché comportamenti sessuali coercitivi; ciò è spesso associato anche all’orientamento omosessuale. Il primo rapporto sessuale in questi soggetti si verifica prima dell’età adolescenziale, quindi già nell’infanzia, e frequentemente essi sviluppano dipendenza da droghe e/o alcol.
I protettori (lenoni) svolgono un ruolo rilevante nella prostituzione, poiché offrono una presunta «protezione», reclutano altre prostitute, possono gestire gruppi di lavoratori e lavoratrici del sesso e tendono a spingerli a generare sempre maggiori profitti, sentendosi potenti nel loro ruolo di sfruttatori.
I clienti che utilizzano i servizi della prostituzione lo fanno perché il rapporto sessuale è garantito, hanno minori possibilità di essere rifiutati, ricevono piena attenzione dalla prostituta, ma anche per motivi di solitudine, curiosità o semplicemente per alleviare lo stress; possono inoltre esserci altri motivi.
I clienti e i lavoratori e le lavoratrici del sesso sono più esposti al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili e di diffonderle ulteriormente nella comunità. Sembra che le malattie sessualmente trasmissibili siano diminuite nei paesi che hanno legalizzato la prostituzione.
La tratta sessuale si sviluppa come una delle forme più brutali di criminalità organizzata, che applica la schiavitù sessuale. Le vittime provengono solitamente da paesi più poveri; anche la Bosnia ed Erzegovina è pertanto un paese vulnerabile al coinvolgimento di lavoratrici sessuali nella tratta sessuale. Alcune donne scelgono di lavorare in tale contesto, tuttavia il trattamento riservato a queste lavoratrici è brutalmente violento e molto spesso implica il consumo di droghe, nonché una vita breve e di scarsa qualità. Molte vittime della tratta sessuale vengono drogate, picchiate e stuprate. Gli stupri di gruppo e altre forme di violenza sessuale estremamente brutale vengono utilizzati per costringere la vittima a rimanere. Le vittime della tratta sessuale possono sviluppare un’ampia gamma di disturbi psichici, con una predominanza del disturbo post-traumatico da stress (PTSD).

